mercoledì, 20 Ottobre 2021

Disastri ambientali, Giornata mondiale degli oceani: salviamo il salvabile

La nave affondata nelle Sri Lanka rappresenta solo l'ultimo degli scempi al pianeta. L'8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani. Il tema di quest'anno è “Life & Livelihoods”, ovvero Vita e Mezzi di sussistenza con l'obiettivo di aumentare la consapevolezza.

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L’affondamento della nave cargo che, il 20 maggio scorso si era incendiata al largo delle coste dello Sri Lanka è una ferita ancora aperta. Dieci giorni e una catastrofe irrimediabile: tonnellate di carburante e microplastiche riversate nelle acque e depositate nelle spiagge danneggiando per sempre l’habitat marino delle zone lagunari. Un episodio di cronaca quanto mai attuale, oggi, 8 giugno, quando in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani. 

La Terra è coperta per il 71% da acqua: una grande macchia blu che, grazie agli oceani, ci fornisce la più grande risorsa d’ossigeno del nostro Pianeta. Il disastro ambientale che stiamo provocando, purtroppo continua.

Cosa stiamo facendo ai nostri Oceani?
L’8 giugno in tutto il mondo vengono celebrati in una giornata dedicata a loro: la Giornata Mondiale degli Oceani. L’origine della ricorrenza risale al 1992 quando venne istituita durante il Vertice sull’ambiente a Rio de Janeiro e dal 2008 è riconosciuta anche dalle Nazioni Unite. Con la definizione di oceano intendiamo il complesso unico e continuo che comprende le distese d’acqua salata presenti sulla superficie terrestre. I bacini riconosciuti sono quelli del Pacifico, Atlantico e Indiano.

Oltre che produrre il 50% dell’ossigeno presente nell’atmosfera, gli oceani ospitano l’80% della biodiversità mondiale. Le acque oceaniche infatti sono piene di vita, dimora di una grandissima varietà di animali, a partire da minuscole alghe e da batteri che compongono il fitoplancton fino a mastodontici cetacei e predatori marini come balene, orche, squali  e delfini. Ma anche di foche, trichechi, pinguini, pesci di tutti i tipi e una miriade di altre forme di vita, alcune delle quali ancora da scoprire.

La ricorrenza annuale nasce dalla necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà degli Oceani e dei mari, afflitti da problemi causati dall’uomo come l’inquinamento e l’impoverimento della biodiversità a causa delle quantità pescate.

Un’altra urgenza è dettata dallo Stato di salute del nostro Pianeta e delle sue acque: secondo l’ultimo report di studio del GEOMAR Center di Kie, gli strati sotto i 2.000 metri degli Oceani perderanno fino al 25% di ossigeno, una tendenza che sarà impossibile fermare anche accelerando l’azione climatica. La quantità di ossigeno negli oceani globali è infatti diminuita di circa il 2% negli ultimi 50 anni a causa del riscaldamento globale. La presenza di “zone minime di ossigeno” è in realtà un fenomeno naturale presente in tutte le acque. Purtroppo oggi queste regioni si stanno espandendo, il che potrebbe avere conseguenze drammatiche a livello biologico, ecologico, economico e climatico.

L’anno scorso il WWF aveva proposto il “Blue Recovery Plan”, ovvero una serie di priorità e raccomandazioni per garantire ecosistemi marini sani, più posti di lavoro e migliori condizioni di vita per il 2030. Questa “economia blu” si metterà in moto solo se un’efficace protezione del mare e uno sviluppo economico sostenibile diventeranno la norma. Quest’anno il tema dell’edizione 2021 dell’World Oceans Day è Life & Livelihoods, ovvero Vita e Mezzi di sussistenza, argomento focale in questi anni dove le politiche di salvaguardia sono diventate inderogabili.

L’obiettivo di quest’anno sarà far aumentare consapevolezza sulle pratiche sbagliate che compiamo quotidianamente nello smaltimento di rifiuti, ma anche in merito al consumo massivo di pesce, minando al precario equilibrio planetario. Gli Oceani hanno bisogno di noi e del nostro contributo: ogni gesto può fare la differenza.

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