mercoledì, 12 Giugno 2024

Europee 2024, il fantasma dell’ultradestra aleggia per l’Europa

Risulta preoccupante l'ascesa dell'ultradestra in seno al Parlamento Europeo. Il dato più importante è il flop elettorale dei centri.

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Gli elettori di 27 nazioni nella scorsa settimana hanno espresso il loro voto per selezionare i 720 membri del Parlamento Europeo. Nel continente che ha cercato di esorcizzare il fantasma del fascismo per più di 80 anni, è da considerarsi cruciale il tema dell’ascesa dei partiti dell’estrema destra.

La gravità destrorsa

Il centro di gravità politica dell’Europa sta virando a destra. Ad avere il maggior numero di rappresentanti in seno al Parlamento Europeo sono i partiti di centro-destra e di estrema destra dei paesi più popolosi del continente: Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia. Ottimi risultati sono stati ottenuti anche in Austria e nei Paesi Bassi.

Lo sbilanciamento più forte si rileva in Francia, dove il partito Rassemblement National di Marine Le Pen ha ottenuto il 31,4% dei voti. Una percentuale più che doppia rispetto ai voti dei democratici di Besoin d’Europe (14,6%) e dei socialisti di Réveiller l’Europe (13,8%). La destra nazionale di Le Pen ha visto una vittoria schiacciante e ciò ha portato Emmanuel Macron a sciogliere l’assemblea nazionale in vista di elezioni politiche anticipate.

Una sconfitta simile a quella di Macron è stata incassata in Germania dal cancelliere Olaf Scholz. Una delle peggiori sconfitte di sempre quella ottenuta dai socialdemocratici tedeschi, che si sono visti sopraffatti dalla forza elettorale dell’estrema destra euroscettica di Alternative für Deutschland. Da Berlino i risultati hanno visto la schiacciante vittoria dei conservatori cristiani di Merz (CDU, 30%), il 15,9% e i 15 seggi per l’estrema destra di AfD e il 13,9 (con due seggi persi) per la socialdemocrazia di Scholz (SPD).

Meno estremi, ma comunque a destra, sono i partiti che in Polonia e in Spagna hanno ottenuto più seggi alle elezioni. La coalizione civica di del Primo Ministro polacco Donald Tusk ha ottenuto, con il 37.1%, una vittoria simile a quella delle elezioni di dicembre. I conservatori di estrema destra (Prawo i Sprawiedliwość, Diritto e Giustizia) seguono con il 36,2%. In Spagna il Partido Popular di centrodestra ha ottenuto il 34.2%, superando del 5% il Partido Socialista Obrero Español del Primo Ministro Sánchez. L’ultradestra di Vox raddoppia i suoi seggi ottenendo quasi il 10%.

In Austria la situazione sembra più in bilico, almeno dal punto di vista dell’elettorato. La destra conservatrice nazionalista del Partito della Libertà Austriaco (Freiheitliche Partei Österreichs) vince con il 25,7%, seguita dai democristiani di Österreichische Volkspartei (24,7%) e dai socialdemocratici di Sozialdemokratische Partei Österreichs (23,2%).

Una (quasi) eccezione pare rilevarsi nei Paesi Bassi, dove i Verdi di GroenLinks ottengono il 21,6%, ma resta preoccupante la percentuale del 17,7% ottenuta dall’estrema destra del Partito della Libertà (Partij voor de Vrijheid). 

La riconferma italiana

In Italia la destra del presidente Meloni si riconferma la prima forza politica dello stivale. Con il 28,8% Fratelli d’Italia ottiene 24 seggi, 14 in più rispetto alle elezioni precedenti. Sorprendente il risultato del Partito Democratico di Schlein, che si reinserisce nella corsa elettorale ottenendo il 24,1% e 5 nuovi seggi. Le novità più importanti nel panorama politico italiano sono la grave sconfitta dei centristi e la rivalsa ottenuta dalla sinistra di Fratoianni e Salis. I due partiti liberali (Azione di Calenda e la coalizione Stati Uniti d’Europa di Renzi e Bonino) non sono riusciti a raggiungere la soglia di sbarramento del 4%, utile ad ottenere seggi nel Parlamento Europeo. Con rispettivamente il 3,35% e il 3,76% i liberali centristi italiani hanno visto un flop alle urne, causato forse dalla confusione portata dall’incompatibilità dei due partiti.

Inaspettati i risultati del centrodestra di Forza Italia e della Lega, oltre che del centro del Movimento 5 Stelle di Conte. Internamente alla coalizione di governo, il partito di Berlusconi, nonostante la sua morte, è sopravvissuto al suo fondatore mantenendo l’8% delle politiche del 2022. La Lega di Salvini invece perde quasi mezzo milione di voti: pare che la candidatura del Gen. Vannacci non abbia ottenuto l’effetto sperato.

Una grande sorpresa è stato il consenso ottenuto da Alleanza Verdi Sinistra, che sono passati dal 3,6 al 6,7%. Il successo elettorale di AVS ha avuto come matrice anche la candidatura di Ilaria Salis che pare abbia comportato un allargamento dell’elettorato del gruppo di Fratoianni e Bonelli.

Un capitolo a parte merita la grave sconfitta del Movimento 5 Stelle. Meno della metà di chi li aveva scelti nelle politiche del 2022 ha confermato la sua scelta. Solo per il 40% l’elettorato di Conte gli è rimasto fedele, e la collocazione politica dei votanti 5S si è ulteriormente spostata a sinistra: dal 49% del 2022 al 61% attuale. La penalizzazione dei pentastellati è stata comportata anche dal forte astensionismo del Mezzogiorno, la zona dove storicamente i 5S avevano il loro bacino elettorale più forte.

Le conseguenze di questa tornata elettorale europea sono abbastanza chiare. Si vede rafforzato il partito popolare della Von Der Leyen, che guadagna 5 seggi in aggiunta ai 184 già presenti. La presidente tedesca cercherà un secondo mandato quinquennale e ha già affermato che “non si può formare una maggioranza senza il Partito Popolare Europeo” e che il suo partito sarà “un bastione contro gli estremismi di destra e di sinistra”. È importante notare però che la Von Der Leyen dovrà necessariamente interfacciarsi con i nazionalisti di estrema destra per evitare polarizzazione e frammentazione del Parlamento.

L’ascesa dell’ultradestra in Europa potrebbe comportare un ulteriore inasprimento delle politiche migratorie, la diminuzione della fiducia nelle istituzioni europee e una preoccupazione per la sovranità nazionale. Ulteriormente preoccupante risulta la proposta di unione tra il Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (di cui Fratelli d’Italia è parte) e Identità e Democrazia proposta da Marine Le Pen. L’obiettivo sarebbe quello di superare numericamente il gruppo di centro-sinistra tentando di riallineare tutta l’estrema destra europea. Considerando che la Von Der Leyen dovrà necessariamente fronteggiare tali forze crescenti, potremmo vedere un cambiamento di rotta delle prospettive politiche europee.

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