domenica, 3 Marzo 2024

Lo scandalo del Dalai Lama: un gesto innocente o una molestia?

In questi ultimi giorni una bufera mediatica ha investito il Dalai Lama, dopo la diffusione del video online in cui chiede a un bambino di "succhiargli la lingua". Nonostante le scuse del leader spirituale tibetano via Twitter, in cui spiega come si sia trattato di un "incidente" dovuto all'atteggiamento "scherzoso" del monaco buddista tibetano, la polemica non si placa.

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In questi ultimi giorni una vera e propria bufera mediatica ha investito il monaco buddista tibetano Dalai Lama, dopo la diffusione del video online in cui ha chiesto a un bambino di “succhiargli la lingua”. La notizia shock si rifà allo scorso 28 marzo, quando un gruppo di scolari si è recato al Tempio di Tsuglagkhang di Dharamshala e in quell’occasione un ragazzino ha chiesto di potersi avvicinare al Dalai Lama per abbracciarlo e, quest’ultimo, dopo avergli chiesto e dato un bacio a stampo sulle labbra, ha fissato negli occhi il piccolo e ha affermato a chiare lettere: “E succhiami la lingua“.

Questo ha portato i seguaci del pensiero buddista a dividersi in due fazioni: da un lato vi sono i colpevolisti, dall’altro i cosiddetti innocentisti. Se una gran parte di essi riconosce nel gesto del Dalai Lama, nonché simbolo di pace e fratellanza universale, una semplice “espressione del carattere espansivo e incline allo scherzo” del monaco, o, addirittura, un modo di salutare, parte della tradizione tibetana, la maggioranza dei credenti è del parere si tratti di “un atto sporco”, “viscido”, vicino alla “pedofilia”. In seguito a questa reazione, non solo a livello locale, ma mondiale, l’ufficio del leader spirituale tibetano ha pubblicato le scuse ufficiali del Dalai Lama via Twitter. “Sua Santità desidera scusarsi con il bambino e la sua famiglia, oltre che con i suoi numerosi amici in tutto il mondo, per il dolore che le sue parole possono aver causato – si legge sul profilo social -. Sua Santità prende spesso in giro le persone che incontra in modo innocente e scherzoso, anche in pubblico e davanti alle telecamere. Si rammarica di questo incidente”.

Ma evidentemente questo post non è bastato per dissipare i dubbi in merito a questo inquietante episodio, l’incognita persiste: è stato fatto a cuor leggero oppure è solo una scusante, per nascondere il vero intento? Ne ha parlato anche il monaco Tanzin Pelijor, che da anni parla nel suo blog dei problemi complicati interni all’ambiente religioso buddista. Pelijor ha spiegato come molto spesso gli abusi sessuali avvenuti nella sua comunità vengano silenziati e non si vada a fondo della questione. In un primo momento, ha dichiarato a La Repubblica: “Dopo aver visto quel video, mi sembrava di impazzire, ero schifato. Mi ha fatto veramente male. Non riuscivo a togliermi quell’immagine dalla testa”.

Il monaco si è poi ricreduto, riflettendo sul fatto che, il Dalai, avrebbe sempre avuto un atteggiamento volutamente irriverente. “Ho conosciuto il Dalai Lama – continua Pelijor – posso testimoniare che ha sempre la tendenza allo scherzo, al contatto fisico, me lo ricordo con i nativi americani che prendeva i gioielli che avevano indosso e se li portava a pochi centimetri dagli occhi, ridendo. Altre volte prendeva i capelli di qualcuno e se li metteva sul mento, come una barba. A volte, nel tentativo di esprimere vicinanza, può superare qualche confine. Questa volta, indubbiamente, è successo. Ma bisogna indagare sulle sue intenzioni”. Tuttavia, la questione rimane aperta e la comunità religiosa è in subbuglio.

Chi è il Dalai Lama

Il ruolo del Dalai Lama, letteralmente “Oceano di Saggezza“, è un ruolo che si tramanda da secoli e non deriva, né da una successione dinastica, né da una scelta dei seguaci, bensì da una scelta dell’Universo. Tramite i sogni e l’interpretazione degli oracoli, indirizza gli altri due leader religiosi, parte dei Trikaya, verso il terzo. Terzo, perché sono presenti i “Tre corpi del Budda”, corpi spirituali, sede della sua saggezza tramandata. Il Dalai Lama di oggi è il quindicesimo, istruito e preparato a dovere per ricoprire questo ruolo, dall’età di 6 anni. Inizialmente, la sua sede religiosa era, appunto, in Tibet, dove, seppur parzialmente controllato dal Governo cinese, si godeva di una certa autonomia. Nel 1950, le truppe cinesi hanno occupato la zona e in seguito si sono verificate svariate proteste e rivolte. Così, il Dalai è stato esiliato nel 1959 e si è rifugiato in India, sede attuale del suo tempio, rimanendo l’autorità teocratica della sua terra. Solo nel 2011, ha trasferito i suoi poteri a un leader eletto dal popolo.

Nel 1989 il Dalai Lama ha vinto il Premio Nobel per la Pace e ha partecipato attivamente alla lotta non violenta per la liberazione del Tibet, proponendo un piano sociale ed ecologico, per il benessere della popolazione, rifiutato dal Governo di Pechino. Il Dalai Lama milita, ancora oggi, attivamente, per la liberazione del Tibet.

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