giovedì, 20 Giugno 2024

Mosca, 70° anniversario della morte del compagno “Iosif”: l’apologia di Stalin oggi fa comodo a Putin

In occasione del 70' anniversario della morte di Stalin, oltre mille persone si sono riunite nella Piazza Rossa a Mosca per celebrare il "compagno Iosif" e adornare la sua tomba con mazzi di fiori. Ecco perché, in questo momento, l'apologia di Stalin può essere un'arma in mano al Cremlino per condurre la guerra contro Volodymyr Zelensky.

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Dall’aprile del 1922 fino al marzo del 1953 il Partito comunista a capo dell’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche è guidato da Iosif Stalin. Coercizione, violenza, deportazioni, espulsioni, purghe, eliminazione fisica e programmata di oppositori, classi sociali e del popolo ucraino: sotto l’era staliniana morirono decine di milioni di persone. Eppure, il mito del dittatore che è riuscito a mantenere saldo il potere della rivoluzione bolscevica, suscita ancora oggi in una parte del popolo russo nostalgia e ammirazione.

In Italia molti sostenitori della politica bolscevica non si resero conto della reale situazione all’interno dell’Urss; il quotidiano L’Unità, dopo la morte del dittatore titolava: “Gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell’umanità“. Domenica 5 marzo, in occasione del 70′ anniversario della morte di Stalin, oltre mille persone si sono riunite nella Piazza Rossa, a Mosca, per celebrare il “compagno Iosif” e adornare la sua tomba con mazzi di fiori. Bandiere rosse dell’Urss, cartelli con falce e martello, ritratti di Stalin, cappelli e sciarpe ad esaltare l’apologia di un’era del terrore: a guidare la massa di fedeli compagni il capo del Partito Comunista russo Ghennadi Zyuganov.

Il terrore rosso sull’Ucraina

La destalinizzazione della Russia è cominciata al momento della morte del dittatore. Durante la sua permanenza trentennale alla guida delle Repubbliche sovietiche, Stalin ha ordinato l’eliminazione fisica di qualsiasi avversario politico. Talvolta tramite processi che duravano poche ore immediatamente dopo l’arresto; le esecuzioni, spesso, avvenivano in quello stesso giorno. Ma non solo; i piani del feroce segretario del Partito Comunista mirarono all’eliminazione di un’intera classe sociale, i kulaki, nonché di un popolo, fieramente nazionalista, e per questo estremamente scomodo: quello ucraino. Tra il 1932 ed il 1933 morirono a causa di una carestia provocata dal Partito Comunista milioni di persone. Oggi, in Russia, i nostalgici dell’Urss non incontrano particolari resistenze da parte del Cremlino. E come potrebbe essere il contrario, proprio nel momento in cui il presidente Vladimir Putin sta conducendo una guerra contro quelli che definisce “nazisti” e “ultra nazionalisti”. Le ragioni dell’Urss non sono mai state così vicine alla Russia del XXI secolo come negli ultimi dodici mesi. Soltanto a febbraio, un busto che ritrae Stalin è stato eretto nella città di Volgograd, l’ex Stalingrado, per celebrare la presa sovietica della città. Oggi, il presidente della Russia, Vladimir Putin, attacca l’Ucraina sostenendo di liberare il proprio popolo da nazionalismo e “nazifascismo”. Ecco perché, in questo momento, l’apologia di Stalin può essere un’arma in mano al Cremlino per generare consenso contro Volodymyr Zelensky.

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