venerdì, 21 Giugno 2024

Spaccio a livello “imprenditoriale”, 54 arresti tra Calabria e Sicilia. In pandemia la droga viaggiava sulle ambulanze

Un sodalizio criminale dinamico e strutturato, in grado di contrattare l’acquisto di armi da guerra, come fucili mitragliatori Uzi, dotati di silenziatore. Lo stesso Giudice nella valutazione della sussistenza delle esigenze cautelari, ha sottolineato come il traffico di stupefacenti oggetto d’indagine sia caratterizzato da “tratti di inquietante sistematicità e pianificazione”, definito di tipo “imprenditoriale”.

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Una organizzazione criminale perfettamente strutturata, organizzata, e dotata di inventiva, tanche che per non bloccare il traffico di droga, ma evitare in controlli strettissimi durante la pandemia faceva viaggiare gli stupefacenti sulle ambulanze. I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina, dalle prime ore odierne, hanno dato esecuzione ad una massiccia operazione di Polizia Giudiziaria nel settore del contrasto al traffico di sostanze stupefacenti. Il provvedimento restrittivo, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Messina, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha disposto la custodia cautelare personale nei confronti di 61 soggetti, 48 dei quali in carcere, 6 agli arresti domiciliari e 7 con obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, promotori e partecipi di una strutturata organizzazione criminale dedita, secondo l’impostazione accusatoria, alla gestione di un lucroso traffico di sostanze stupefacenti sull’asse tra la Calabria e la Sicilia. I provvedimenti cautelari intervengono nella fase delle indagini preliminari e sono basati su imputazioni provvisorie, che dovranno comunque trovare riscontro in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio, nel rispetto, pertanto, della presunzione di innocenza che l’art. 27 della Costituzione garantisce ai cittadini fino a sentenza definitiva.

Le indagini, condotte in maniera sinergica dalle Fiamme Gialle del Gruppo di Messina e dagli specialisti del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo PEF di Messina, traggono origine da approfondimenti avviati su una delle principali piazze di spaccio del capoluogo peloritano, il quartiere di Giostra, già teatro di eventi criminali e noto per la significativa presenza di esponenti di spicco della locale criminalità organizzata, anche di matrice mafiosa. In tale contesto, la Direzione Distrettuale Antimafia di Messina ha disposto l’avvio di indagini tecniche telefoniche, ambientali, telematiche con captatore informatico e di video ripresa che, corroborate da serrate attività tipiche di polizia giudiziaria sul territorio, hanno consentito di rivelare l’esistenza e l’operatività di un’agguerrita associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. In aggiunta, ad ulteriormente corroborare il già convergente quadro indiziario raccolto, le indagini si sono avvalse anche delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia il quale, inizialmente partecipe dell’associazione, si è dissociato dal contesto criminale di appartenenza, consentendo agli inquirenti una puntuale ricostruzione della fitta rete di relazioni e degli affari illeciti che costituiscono l’attività della associazione.

Le investigazioni hanno consentito dunque di ricostruire come la complessa organizzazione criminale potesse vantare su stabili canali di approvvigionamento, indispensabili per garantire il costante flusso di droga di varie tipologie, dalla cocaina, alla marijuana e all’hashish. In particolare un primo canale, molto più strutturato degli altri, anche per la documentata frequenza delle illecite consegne, riferibile a soggetti con base operativa a Reggio Calabria e nelle roccaforti ndranghetiste di San Luca e Melito Porto Salvo. In particolare, circa la solidità dell’illecito business, oltre all’utilizzo di sistemi di comunicazione criptati, basti dire come, in piena pandemia, considerate le stringenti restrizioni sulla circolazione di mezzi e persone, i fornitori calabresi, al fine di eludere i controlli delle Forze di Polizia e poter beneficiare, nel contempo, di un canale di passaggio prioritario sullo Stretto, provvedessero alla consegna dello stupefacente a Messina utilizzando autoambulanze. L’organizzazione poteva contare anche su un secondo canale, parallelo al primo, riferibile a soggetti operanti a Catania, risultati attivi nel quartiere ad alta densità criminale di San Cristoforo del capoluogo etneo. Dalle indagini è emersa anche una rete capillare di pusher e intermediari, responsabili della gestione operativa del narcotraffico: dalla consegna al dettaglio ai singoli clienti, sino alle forniture più significative.

La base operativa dell’associazione era collocata all’interno di un vicolo cieco del quartiere Giostra, così da poter costantemente monitorare qualsiasi tipo di accesso. Al medesimo fine, con l’obiettivo di tutelare l’illecito traffico, il gruppo investigato è risultato utilizzare, quale luogo di occultamento di armi e stupefacenti, una baracca abbandonata. In altri termini, un sodalizio criminale dinamico e strutturato, in grado persino di contrattare con organizzazioni calabresi l’acquisto di armi da guerra, come fucili mitragliatori Uzi, dotati di silenziatore. Lo stesso Giudice di prime cure che, nella valutazione della sussistenza delle esigenze cautelari, ha sottolineato come il traffico di stupefacenti oggetto d’indagine sia caratterizzato da “tratti di inquietante sistematicità e pianificazione”, definendolo, senza alcuna iperbole, come di tipo “imprenditoriale”. Sotto il profilo economico-finanziario, infine, si è documentata la disponibilità di beni mobili ed immobili in misura sproporzionata al reddito lecitamente dichiarato e al tenore di vita sostenuto, da cui il disposto ed eseguito sequestro di unità immobiliari, autoveicoli e motoveicoli, per un valore complessivo stimato di circa 500mila euro. Parimenti, è emerso come 17 soggetti, dei 61 arrestati, risultassero percettori/beneficiari di reddito di cittadinanza. L’attività investigativa sfociata nell’odierna operazione di polizia si colloca nel più ampio quadro delle attività poste in essere dalla Guardia di Finanza volte alla repressione della produzione, traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti.

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