mercoledì, 12 Giugno 2024

Milano Music Week, Mogol in dialogo con suo figlio Cheope: due generazioni di autori si raccontano durante la #MMW2022

Giulio Rapetti Mogol e suo figlio Cheope sono stati protagonisti di un incontro moderato ds Paolo Giordano in occasione della Milano Music Week 2022.Per la prima volta i due autori si sono incontrati pubblicamente davanti ad una platea  dalle età più disparate ed hanno rivelato molte curiosità sul loro modo di scrivere ed intendere la musica. Mogol ha svelato poi il titolo di un disco a cui da tempo sta lavorando con Mario Lavezzi.

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Mercoledì 16 novembre al Santeria Toscana 31 di Milano  si è tenuto un incontro importantissimo per la storia della musica italiana. Guidati dalla professionalità di Paolo Giordano che ha moderato l’incontro, Giulio  Rapetti Mogol e suo figlio Alfredo ( conosciuto dal grande pubblico come Cheope), sono stati i protagonisti di un’intervista tenutasi in occasione della Milano Music Week 2022.

Per la prima volta i due autori si sono incontrati pubblicamente davanti ad una platea  dalle età più disparate ed hanno rivelato molte curiosità sul loro modo di scrivere ed intendere la musica. Mogol ha svelato poi il titolo di un disco a cui da tempo sta lavorando con Mario Lavezzi.

Non servono grandi discorsi per parlare di Mogol, che grazie ai suoi testi è riuscito a vendere oltre 500 milioni di dischi nel mondo ed è l’autore che è stato più volte al numero uno in classifica per le canzoni che ha scritto; il sodalizio stretto con Lucio Battisti poi ,ha fatto il resto.

Suo figlio Alfredo non è da meno: ha seguito le orme del padre e dal 1983 ha cominciato a scrivere i primi testi. Ha raggiunto il successo collaborando con Raf  e scrivendo i testi del suo disco “Cannibali”, anticipato dal tormentone estivo ” Il battito animale” , per poi cominciare a a farsi strada negli anni successivi e cominciare a scrivere per artisti di grande calibro tra cui Laura Pausini , Michele Bravi e Francesca Michielin.

Mogol e Cheope  hanno cominciato il loro dialogo confrontandosi su un tema molto caldo, ovvero il modo in cui è cambiato oggi il loro modo di scrivere i testi. Cheope  ha sottolineato che negli scorsi anni era prassi per autore e musicista lavorare alla scrittura di un brano insieme partendo proprio dalla musica, mentre oggi questa non è più  così comune. Facendo riferimento al suo lavoro svolto con Federica Abbate ( con la quale ha collaborato alla scrittura di molti brani per giovani artisti) ha precisato che è possibile ance cominciare a lavorare ad un brano partendo dal testo e non necessariamente dalla musica, oppure arrivare a scriverne un testo una volta che un produttore ha realizzato  una base apposita per quel brano.

Sicuramente un autore  come lui che ha avuto modo di collaborare con le voci giovani di oggi ha potuto cambiare negli anni il suo approccio alla scrittura, a differenza del padre che invece rimane ancorato alla tradizione per quanto riguarda il suo modo di scrivere, e come dichiara, cerca sempre di capire cosa sta dicendo la musica prima di scrivere un testo. ” Se la musica e il testo dicono le stesse parole , arriva l’emozione “, afferma Mogol.

Quando Giordano gli chiede cosa pensa dei testi di oggi Mogol afferma di non ascoltare spesso  la radio, ma che in generale  è difficile che  oggi si conoscano i testi delle canzoni perché  la musica leggera popolare  è sempre più un fatto individuale piuttosto che condiviso. Non è comune insomma  che il testo di una canzone  rimanga nel tempo e che sia cantato da  generazioni diverse come avviene con i grandi brani del passato, perché oggi la quantità di musica che esce ogni giorno è davvero infinita.

Nel corso del confronto è stata data la parola anche a Mario Lavezzi ,che si trovava a Milano tra il pubblico il giorno dell’evento. Il suo lavoro di produttore discografico, musicista ed autore è stato molto importante nel corso degli anni, ed anche lui ha avuto modo di collaborare con generazioni di artisti vecchie ( Ornella Vanoni , Lucio Dalla e Gianni Morandi ) e nuove ( Alessandra Amoroso, Deborah Iurato). Anche lui si è detto sostenitore dell’idea secondo cui un buon testo è quello che segue ciò che la musica esprime, ed ha sottolineato che anche secondo lui oramai sono pochi i brani nella musica italiana che una volta scritti rimarranno nel tempo, come ad esempio è accaduto per “L’Essenziale” di Marco Mengoni.

Cheope però ha anche messo in evidenza un altro aspetto molto importante, ovvero il fatto che molto spesso accade che il pubblico ascoltando le parole riesca a vivere le emozioni trasmesse dal testo; è proprio in questo modo che una canzone comincia ad appartenere a chi l’ascolta.  Una tale considerazione non stupisce di certo se proveniente da un artista come lui , proprio perché  è riuscito ad adattarsi molto facilmente e rapidamente ai cambiamenti che il mercato discografico italiano ha avuto negli ultimi tempo.

In questo clima incerto in cui sono sempre meno  i giovani autori che riescono a vivere solo di questo ci sono ancora figure pure come quelle di Mogol e Mario Lavezzi che mantengono fede alla tradizione della scrittura e continuano a lavorare a canzoni che sei augurano possano essere apprezzate per il loro valore. Hanno dichiarato di aver scritto numerosi capolavori che non hanno assegnato a nessun artista, perchè oggi la maggior parte delle persone che fanno musica tende a scrivere i propri testi. Chissà che magari, una nuova promessa che avrà l’onore di cantare un testo scritto da loro non sia proprio dietro l’angolo.

Intanto ci accontentiamo di sapere che i due stanno scrivendo molto insieme e che raccoglieranno molti dei brani che hanno scritto insieme in un lavoro intitolato “Capolavori Nascosti “.

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