mercoledì, 28 Febbraio 2024

The Cure in concerto, una questione di “fede”: qui il video del live a Bologna

Il report del ritorno dei The Cure in tour nella loro prima tappa italiana, la band c'è e Robert Smith è in grande forma regalando una performance che non verrà dimenticata

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Il mio concerto numero 30 dei The Cure, lo ammetto, dopo tanti anni c’è sempre quella tensione emotiva e quell’entusiasmo che spesso e volentieri credo di aver dimenticato, malgrado il mio lavoro o forse proprio per colpa dello stesso. Sono ormai così abituato a seguire tanti eventi, vivere nei back stage, volti, colleghi, gossip e così via, che spesso si perde il senso di quello a cui stiamo assistendo. Qui però si va oltre il lavoro, parliamo di un cammino musicale intrapreso da adolescente e che continua tutt’oggi, ora che ho superato i 50. Non importa che sia uscito o no un nuovo disco, al concerto dei Cure si va e basta, e credo che per molti lettori sia lo stesso.

Qui la gente in attesa della band davanti al Grand Hotel Majestic di Bologna (ovviamente i Cure sono usciti da retro e nessuno si è accorto di nulla!). Una folla infinita che ha bloccato i portici e la strada, tanto da far accorrere la polizia municipale per calmare gli animi.

Ma torniamo al concerto, non è un report professionale ma sicuramente più umorale e personale. Tanta attesa in una Bologna straripante di gente ed eventi (nella stessa serata Verdena, Fabri Fibra e tanto altro), guardandomi intorno il pubblico è cambiato nel corso degli anni ma i veterani si riconoscono, alcuni ora con i figli al seguito, alcuni veramente piccoli ma già con la maglietta della band in bella mostra: Mi fa sorridere tutto ciò, per noi sono semrpe gli anni 80, nulla sembra essere diverso anche se alla fine lo è. Ci sono ancora i dark della prima ora, pochi, quelli nuovi, quelli che indossano persino parrucche finte (questo non lo accetto), ma ci sono anche tanti “curiosi”, lasciatemi passare il termine, accorsi per capire chi sia veramente questo gruppo: suonano i Cure! “Non li conosco” dice un ragazzo accanto a me “ma fanno parte della storia e volevo capire com’era un  loro concerto”

Insomma ci siamo, aprono i The Twilight Sad, gruppo post punk scozzese, emozionati ma carichi, trascinati dal frontman Jamas Graham in grande forma e con una timbrica vocale interessante. Nella loro musica echi del passato e qualcosa della nuova scena anche se la chitarra tradisce una’pertura shoegaze tanto cara a Kevin Shields. Bravi anche se probabilmente troppo monocorde a tratti ed in cerca ancora di un tratto che li identifichi in modo netto. Di loro mi piace soprattutto la prima produzione.

La band scozzese si merita gli applausi, ma ora siamo tutti in attesa dei Cure. Mi rendo conto, parlando e guardando con la gente, che siamo cresciuti, tutti noi che li abbiamo visti negli anni 80, ma sono cresiuti (o invecchiati) anche loro, Robert Smith e Simon Gallup in primis, Roger O’Donnel, Jason Cooper, Perry Bamonte e Reeves Gabrels poi. Ma chi c’è sempre stato ha un trasporto diverso da un semplice turnista e questo purtroppo sul palco si è visto.

I tempi sono rispettati alla perfezione, alle 20.15 i Cure salgono sul palco e la scaletta che è stata consegnata alla stampa è ovviamente stravolta, molte le conferme e alcune sorprese inaspettate come “The Hanging Garden”, “Primary”, “At Night” ma soprattutto “Faith”!

Robert Smith guarda il pubblico, nel suo sguardo lo stupore ma anche la gratitudine di avere davanti oltre 13mila persone urlanti, ringrazia con piccoli cenni del capo con grande umiltà, sono passati tanti anni, probabilmente quei pezzi ormai hanno un altro significato per lui o non lo hanno più, “non suonavamo questo pezzo da tanto tempo ed è come se mi sia esploso in faccia” dice Robert, oppure “pensavo di non ricordarlo più” … Ma malgrado l’approccio mentale sia diverso la performance è perfetta, la sua voce riempie tutto lo spazio e va oltre, Robert c’è ed è in grande forma, regala sorrisi, scherza con la band, c’è un clima diverso da tanti live del passato. Molti i brani che mi riportano indietro ai miei ascolti, aspettavo “Shake Dog Shake” come era stato annunciato (forse lo faranno in un’altra tappa) ma la prima parte del live mi regala emozioni incredibili con tracce dello spessore di  At Night, A Strange Day, The Hanging Garden, Play for Today, Primary, l’immancabile A Forest e Faith.

Sono appagato, tra un brano e l’altro anche le nuove tracce che mi riportano alle sonorità di Disintegration (brano che dovevano suonare ma che è stato poi sostituito) poi gli ultimi bis, che come è sempre accaduto negli ultimi tour, è lasciato a brani più leggeri, quelli che tutti cantano, oltre a The walk in rassegna Friday I’m in Love, Close to Me (con balletto annesso), In Between Days, Just Like Heaven e a chiudere il live di 2 ore e mezza, l’intramontabile Boys Don’t Cry. Il concerto finisce, sono appagato, il pubblico ne avrebbe voluto ancora credo, ma Robert Smith saluta e dice “ci vediamo presto”. Ci vediamo allora al prossimo concerto magari il prossimo anno, alcuni lo seguono anche nelle altre tappe, al Nelson Mandela Forum di Firenze oggi, giovedì tre alla Kioene Arena di Padova e venerdì quattro al Forum di Assago a Milano (tutto grazie alla Barley Arts!). Per me basta così, ho onorato il mio trentesimo concerto, sono contento di esserci stato e ripeto (malgrado lo stia aspettando) che non importa se sia uscito o no un nuovo disco, al concerto dei Cure si va e basta, malgrado tutto credo sia sempre stata, ieri come oggi, una questione di “fede”.

Ecco qui la scaletta ed il video della serata
Alone
Pictures of You
A Night Like This
Lovesong
And Nothing Is Forever
At Night
A Strange Day
The Hanging Garden
The Last Day of Summer
Cold
Burn
Push
Play for Today
Primary
From the Edge of the Deep Green Sea
Endsong

I Can Never Say Goodbye
Faith
A Forest

Lullaby
The Walk
Friday I’m in Love
Close to Me
In Between Days
Just Like Heaven
Boys Don’t Cry

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