venerdì, 31 Marzo 2023

Il cuore di Marilyn Monroe, “Blonde”: il volto di Ana de Armas

Un film dal ritmo lento ma che assorbe completamente lo spettatore, la vita complicata e altalenante di un'icona attraverso il volto, i movimenti e l'intensa interpretazione di Ana de Armas.

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Uscito il 28 settembre scorso su Netflix, “Blonde” è il biopic su Norma Jeane Mortenson Baker, in arte Marilyn Monroe, basato sull’omonimo romanzo di Joyce Carol Oates pubblicato nel 1999. Il film, che dura ben 167 minuti, mostra alcune parti della vita della famosa attrice, partendo dalla sua infanzia complicata e infelice, passando per la costruzione ad arte del personaggio di Marilyn Monroe fino ad arrivare alla prematura morte.

La storia mantiene una costante linearità, si destreggia tra scene in bianco e nero e scene a colori che servono per sottolineare lo stato mentale ed emotivo del momento. Il film si focalizza molto sull’aspetto psichico dell’attrice, mostrando le fragilità provenienti dalla madre psicotica, una sorta di dissociazione tra Norma Jeane e Marilyn Monroe, come se queste non fossero due aspetti della stessa donna ma due persone distinte e separate, almeno fino al momento in cui queste figure iniziano a mischiarsi, portandola a lottare con se stessa per non confondersi su chi è realmente. Particolarmente interessante come il ruolo di Marilyn sia nettamente separato da Norma Jeane per gran parte del film: da un lato un’icona sexy, svampita, frivola ma che mantiene un’aria innocente; dall’altro una donna colta e intelligente, con le speranze di quando era bambina, che ha sofferto, che è in grado di amare e farsi male, che ha paura, che fa scelte dolorose per poter mantenere in vita Marilyn. Una presenza costantemente assente, e di cui lo spettatore stesso subisce il peso, è la figura del padre di Norma Jeane, un uomo di cui non si conosce l’identità e che lei cerca e aspetta per tutta la vita, con la speranza che arrivi per salvarla da se stessa.

“Blonde” è un film dal ritmo molto lento, ma che trasmette e fa vivere il dolore, la sofferenza e la confusione di un’esistenza spesso distopica. Lo spettatore non assiste inerme alle scene crude di violenza sessuale, alle lacrime dell’attrice, ai momenti in cui droga e alcol le hanno fatto perdere il controllo di sé e il contatto con la realtà, lo spettatore si immerge completamente in quel mondo, sentendo sulla sua pelle tutto il vissuto di Marilyn e di Norma Jeane. Il regista e sceneggiatore, Andrew Dominik, ha svolto un lavoro magistrale con questa pellicola. Un encomio particolare va tuttavia alla protagonista, Ana de Armas, già conosciuta per ruoli di minor rilevo come nell’ultimo capitolo di 007 “No Time To Die” o in “Cena con delitto-Knives Out”, che si è cimentata nell’interpretazione di un personaggio già di base notevolmente complesso, ed è riuscita a farlo vivere sullo schermo in maniera del tutto naturale, come se i panni di Marilyn Monroe fossero la sua vera pelle. In questo film Ana de Armas è a tutti gli effetti Marilyn Monroe.

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