venerdì, 20 Maggio 2022

Lasciata a casa perché rifiuta di firmare il consenso informato: Giudice riconosce stipendi arretrati all’infermiera

Il Tribunale ha disposto il pagamento degli stipendi arretrati per il periodo di sospensione e delle spese processuali a carico dell'Asl To4. Secondo il Giudice, la donna poteva essere demansionata, mentre l'ente l'ha sospesa.

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A Ivrea un’infermiera ha ottenuto ragione dal Giudice per il lavoro. La donna aveva citato l’azienda sanitaria locale To4 in tribunale. L’Asl le aveva tolto lo stipendio e l’aveva rimandata a casa dal 4 settembre 2021, perché si era rifiutata di firmare il consenso informato per il vaccino. L’infermiera lavora all’ospedale di Castellamonte, trasformato poi in un poliambulatorio. Per il Giudice la donna poteva continuare a lavorare anche con una mansione più bassa rispetto al proprio ruolo, ma l’Asl aveva preferito sospenderla e rimandarla a casa.

L’infermiera si era recata al centro vaccinale di Cuorgnè con i suoi avvocati, dichiarando di non voler firmare il consenso. A quel punto, il medico si sarebbe rifiutato di farle comunque il vaccino. Così, la donna era stata sospesa dal servizio senza stipendio. L’Asl è stata condannata a risarcire la donna con il pagamento di tutti gli stipendi arretrati e delle spese processuali in primo grado. Se la sentenza fosse confermata anche nei successivi gradi di giudizio, si creerebbero due precedenti importanti. Aziende pubbliche e private avrebbero l’obbligo di dare un’altra mansione a chi non si è vaccinato, anche inferiore, legittimando oltretutto la mancata firma sul consenso informato.

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