domenica, 23 Gennaio 2022

Ilva, dl Milleproroghe tradisce i tarantini: l’ultima parola spetta a Bruxelles

Il governo dirotta i fondi destinati alla bonifica ambientale per finanziare "interventi e progetti". E intanto il mostro punta a raddoppiare la produzione.

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Raddoppiare subito la produzione senza procedure ambientali preliminari e investimenti: questo è l’obiettivo dell’Ilva, il mostro che domina su Taranto. A ostacolare gli scopi del siderurgico ci sono Arpa, Aress Puglia e l’Asl della città pugliese, che lo scorso 18 maggio, con il “Rapporto Vds-Viaas 2021” (Valutazione del danno sanitario e Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario), ha dimostrato “la permanenza di un rischio sanitario residuo non accettabile relativo a uno scenario di produzione di 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio” da parte del mostro. Tra i rischi maggiori c’è quello di contrarre tumori, come provato dall’alto numero di decessi, specialmente fra i minori.

L’azienda ha risposto contestando il report con una nota al governo lo scorso 17 dicembre, allegando un parere tecnico che criticherebbe il metodo adottato da Arpa Puglia. Secondo l’ex Ilva, il rischio di tumore sarebbe di molto inferiore rispetto a quello rilevato dall’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente; dunque, questo non limiterebbe la produzione.

Intanto, il governo ha dirottato i fondi destinati alle bonifiche per non bloccare la produzione con il decreto Milleproroghe. Una misura che rischia di soffocare il piano ambientale: i fondi sequestrati ai Riva, inizialmente destinati al “risanamento e bonifica ambientale”, saranno infatti dirottati per il “finanziamento degli interventi e progetti”. L’intervento dello Stato, dopo la chiusura dei rubinetti da parte delle banche per la trasformazione del mostro in un’acciaieria green, sarebbe stata l’ultima scialuppa di salvataggio. Una mossa che il senatore e vicepresidente pentastellato Mario Turco ha definito “semplicemente inammissibile oltre che inaccettabile” per il territorio e per la comunità di Taranto.

Anche per l’Unione sindacale di base (Usb) l’aver dirottato i fondi rappresenta un atto gravissimo che “va a indebolire la posizione dei lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria, ai quali sarebbero stati affidati i lavori di bonifica nel caso in cui tutto fosse andato come previsto”. Circa 2.300 operai infatti sarebbero dovuti rientrare in azienda, dopo la cassa integrazione, per occuparsi delle bonifiche. L’ultima parola spetta però a Bruxelles: nel dl Milleproroghe, l’ultimo comma sul siderurgico specifica che “l’efficacia delle disposizioni” resta “subordinata all’autorizzazione della Commissione europea”. La salute dei tarantini è tutta nelle mani di Ursula von der Leyen&Co.

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