lunedì, 17 Gennaio 2022

Colle, il voto fra pandemia e tensioni politiche

Oggi è prevista la convocazione dei mille grandi elettori per il primo scrutinio che, con tutta probabilità, si terrà il 24 gennaio. Ma l'aumento dei contagi potrebbe complicare l'iter dei lavori.

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Manca poco al primo scrutinio per eleggere il nuovo capo dello Stato. La prima tranche per decidere chi sarà l’erede di Sergio Mattarella con molta probabilità si terrà il prossimo 24 gennaio. Oggi è attesa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle lettere con cui il presidente della Camera Roberto Fico convocherà i grandi elettori (l’ultima volta dei mille, a causa del taglio dei parlamentari) per la prima riunione del Parlamento in “assetto seduta comune”.

L’aumento dei contagi potrebbe però incidere sulle votazioni e non si escludono gli assenti in quarantena o positivi al Covid; già in occasione dell’approvazione della Manovra, circa una trentina di deputati e una decina di senatori avevano disertato le aule romane. A Montecitorio un team di esperti e medici si riunirà per valutare una nuova via per adeguare le procedure di voto alle circostanze, in modo tale da evitare la diffusione del virus tra i presenti, giornalisti compresi. Le decisioni prese dal comitato dovrebbero essere ratificate l’11 gennaio dal Collegio dei questori, ma intanto iniziano a circolare diverse ipotesi. Tra queste vi sarebbe la possibilità di dividere il voto per fasce orarie garantendo la sanificazione di Montecitorio, dove avverrà lo scrutinio.

Intanto, è tensione fra i partiti. Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, si è detto molto “preoccupato” visto il “caos che ha portato alla nascita del governo Draghi” che “ancora regna sovrano”, piuttosto che per i nomi ai quali hanno pensato i suoi colleghi. E anche l’ipotesi Berlusconi, a questo punto, non sembra più convincere del tutto il vicepresidente di Coraggio Italia. “se vincesse Berlusconi con un voto non guidato, senza un percorso, a strappi, il rischio frana del sistema ci sarebbe lo stesso – ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera. E idem con Draghi, è ovvio che andrebbe siglato una sorta di patto fra i partiti perché appunto si formi un nuovo governo con chi c’è ora o chi ci vorrà stare, che porti avanti le tematiche della ripresa e della lotta alla pandemia alle quali si è lavorato finora, con i giusti equilibri fra i partiti, con lo spazio per fare le riforme necessarie e la legge elettorale prima di tornare al voto”.

 

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