mercoledì, 8 Dicembre 2021

Pedofilia, Papa Francesco: “Basta silenzio complice, sradicare la cultura di morte”

In un evento inedito, che delinea un passo avanti nella collaborazione tra associazione ecclesiali e laicali, le parole di Bergoglio, contro un male che unisce tutti per sconfiggerlo.

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Papa Francesco invia un forte messaggio ricordando che l’abuso è “come una condanna a morte” per chi lo subisce e genera “crepe profonde“, ma anche “dolore” e “vergogna” per non aver protetto sempre i minorenni da ogni forma di violenza. Presente al convegno “Promuovere Child safeguarding al tempo del Covid-19 e oltre“, organizzato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII con l’Azione Cattolica Italiana e il Centro Sportivo Italiano in collaborazione con il Centro per la Vittimologia e la Sicurezza dell’Università di Bologna, che si svolge oggi alla Sala San Pio X, a Roma, Bergoglio lancia un appello: “Serve un’azione sistematica di alleanza preventiva, sarà possibile sradicare la cultura di morte di cui è portatrice ogni forma di abuso, sessuale, di coscienza, di potere“.

Papa Francesco, nel suo messaggio, invoca una conversione morale e spirituale: “Un cammino che come Chiesa siamo chiamati a compiere tutti insieme, sollecitati dal dolore e dalla vergogna per non essere stati sempre buoni custodi proteggendo i minori che ci venivano affidati nelle nostre attività educative e sociali. Questo processo di conversione richiede con urgenza una rinnovata formazione di tutti coloro che rivestono responsabilità educative e operano in ambienti con minori, nella Chiesa, nella società, nella famiglia“. E continua con parole inequivocabili: “Se l’abuso è un atto di tradimento della fiducia, che condanna a morte chi lo subisce e genera crepe profonde nel contesto in cui avviene, la prevenzione dev’essere un percorso permanente di promozione di una sempre rinnovata e certa affidabilità verso la vita e il futuro, su cui i minori devono poter contare. E questo noi, come adulti, siamo chiamati a garantire loro, riscoprendo la vocazione di “artigiani dell’educare” e sforzandoci di esservi fedeli. Ciò significa favorire l’espressione dei talenti di coloro che accompagniamo; rispettarne i tempi, la libertà e la dignità; contrastare con ogni mezzo le tentazioni del sedurre e dell’indurre, che solo in apparenza possono facilitare le relazioni con le giovani generazioni“.

Un evento inedito, che delinea un passo avanti nella collaborazione tra associazione ecclesiali e laicali contro un male che unisce tutti per sconfiggerlo. Il convegno è il risultato di due anni di ascolto, ricerca e formazione, all’interno del progetto “Safe“, iniziativa nazionale co-finanziata dall’Unione Europea, con elevato impatto internazionale, creata grazie all’esperienza della Comunità Giovanni XXIII nel trattare con bambini vulnerabili e vittime di abusi, in collaborazione con psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, avvocati, accademici. Il Pontefice guarda “con fiducia” ai giovani: “Sono specialmente loro che ci chiedono un passo deciso di rinnovamento di fronte alle ferite degli abusi riscontrate nei loro coetanei. Il contributo dei giovani, poi, sarà prezioso nel riconoscere le situazioni a rischio e nel richiamare con coraggio tutta la comunità alla sua responsabilità nella salvaguardia dei minori, a rivedere il modo di relazionarsi con le giovani generazioni, perché si torni ad assicurare loro la bellezza di incontrarsi, dialogare, giocare e sognare“. E agli adulti invia un monito: “A voi che avete condiviso questo percorso con i giovani auguro di continuare a essere credibili, vale a dire responsabili nella cura e coerenti nella testimonianza. Possano essere promotori e custodi di una rinnovata alleanza educativa tra le generazioni e tra i diversi contesti di crescita dei minori, capaci di stimolare tra loro una connessione generativa e tutelante, soprattutto in questo tempo complesso di pandemia. Come associazioni laicali, infine, vi esorto a perseverare in questa azione di formazione alla corresponsabilità, al dialogo e alla trasparenza. La tutela dei minori sia sempre più concretamente una priorità ordinaria nell’azione educativa della Chiesa; sia promozione di un servizio aperto, affidabile e autorevole, in contrasto fermo ad ogni forma di dominio, di sfregio dell’intimità e di silenzio complice“.

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