giovedì, 2 Dicembre 2021

Omicidio Massimo Melis: sospetti su 62enne. Buco di 2 ore nella ricostruzione

Massimo ha riaccompagnato a casa l'amica intorno alle 21, dai primi accertamenti la morte è avvenuta intorno alle 23. Resta un vuoto di due ore.

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Ancora poca chiarezza intorno alla dinamica dell’omicidio di Massimo Melis, 52enne sardo operatore della Croce Verde di Torino, morto lunedì, ucciso con un colpo di pistola alla testa mentre era in macchina. L’ipotesi più avvalorata è quella di essere stato ammazzato per aver offerto aiuto e protezione nei confronti di Patrizia, una sua amica vittima di stalking da parte dell’ex compagno, un pregiudicato 62enne. “Lui mi mette a disagio. Aiutami per favore” queste le frasi confidate dalla donna, che non aveva mai sporto denuncia nei confronti dell’ex compagno, ritornato di recente a Barriera di Milano, zona in cui lavorava l’amica di Melis. Persona buona, sempre sorridente e disponibile, questo il ritratto di Massimo dipinto da chi lo conosceva.

Una morte raggelante, pistola puntata alla tempia sinistra poco prima di mettere in moto la sua Fiat Punto, con il proiettile ritrovato conficcato nella portiera destra. Le chiavi erano nel quadro, ma Melis doveva ancora allacciarsi la cintura, quando secondo le ipotesi, il killer sarebbe sbucato da un angolo buio del giardino pubblico. Una dinamica che lascia spazio ad ulteriori dubbi, Massimo aveva riaccompagnato a casa l’amica intorno alle 21, dopo aver passato l’intera domenica insieme. Dai primi accertamenti però è emerso che la morte sia avvenuta intorno alle 23. In attesa dell’autopsia, utile per dare indizi di fondamentale importanza agli inquirenti, il dubbio su cosa sia potuto succede in quel “vuoto” di due ore c’è. Gli agenti non escludono alcuna pista, anche se come già detto, quella dello stalker rimane la più verosimile e avvalorata.

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