martedì, 26 Ottobre 2021

Imposte dove si fa profitto, accordo storico sulla Global tax: colossi del web accerchiati da 136 Paesi

Questa tassa globale imporrà una tassazione minima del 15% sulle grandi multinazionali come Google, Amazon e tutti i colossi del web. Solo 4 Paesi hanno detto no.

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Tramite quello che si può definire un accordo storico dall’Ocse, 136 paesi hanno raggiunto un’intesa sulla tassa globale (o global minimum tax), che imporrà una tassazione minima del 15% sulle grandi multinazionali come Facebook, Google, Amazon e tutti i colossi del web e le multinazionali. Un sistema di tassazione internazionale che ha come obiettivo quello di combattere e abbattere i paradisi fiscali, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, troppo spesso smentite dai fatti, come nel caso dei Pandora Papers. Dopo anni di negoziazioni, l’intesa è stata possibile grazie all’adesione di Irlanda, Estonia e Ungheria, che per tanto tempo si erano rifiutate. L’accorso quindi, garantirà dal 2023 l’applicazione di un tasso di imposizione minimo. Gli unici quattro Pesi del Quadro Inclusivo Ocse/G20 che non hanno preso parte sono Kenya, Nigeria, Pakistan e Sri Lanka, mentre gli altri 136 Paesi, compresi l’Italia hanno dato via libera.

I Paesi partecipanti rappresentano “oltre il 90% del Pil mondiale” ha spiegato l’Ocse, dicendo che l’intesa favorirà “la riattribuzione a Paesi del mondo intero i benefici per oltre 125 miliardi di dollari realizzati da 100 aziende multinazionali tra le più grandi e più redditizie al mondo“. Questo per fare in modo “che queste società possano onorare la propria giusta parte fiscale qualunque siano le giurisdizioni in cui esercitano le loro attività e realizzano benefici“. L’Ocse, ci tiene a precisare che “l‘accordo sulla minimum tax non ha come obiettivo quello di porre fine alla concorrenza fiscale, ma di porre dei limiti convenuti multilateralmente. Consentirà ai Paesi di raccogliere circa 150 miliardi annuali di introiti supplementari“.

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