martedì, 26 Ottobre 2021

Tragedia sulla funivia Stresa-Mottarone, aperta l’inchiesta. Chi erano le 14 vittime

In gravissime condizioni il bambino di 5 anni che ha perso però tutta la famiglia. Un cavo della funivia ha ceduto facendo precipitare in un volo di 20 metri la cabina con 15 persone a bordo. Tredici sono morte sul colpo. Un bambino di 9 nove anni è deceduto in ospedale.

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“Stiamo salendo in funivia” è stato l’ultimo messaggio inviato da Roberta a sua sorella. Poi un sibilo, il rumore della cabina mentre scorre velocemente all’indietro, un boato e lo schianto al suolo. In pochi secondi, le vite di 13 persone, tra cui un bimbo di due anni, si sono interrotte. L’altra vittima, un bambino di nove anni, è morto all’ospedale infantile Regna Margherita di Torino, dove è ricoverato in prognosi riservata l’unico superstite, un piccolo di 5 anni. Cinque famiglie si sono spezzate.

Le persone che in quel momento passeggiavano lungo la strada sterrata che sale al Mottarone sono sconvolte. Pensano ancora all’istante della tragedia, al rumore della cabina impazzita e poi al rumore dell’impatto a terra. La prima cittadina ha raggiunto la cima del Mottarone all’ora di pranzo, subito dopo l’allarme. “È stato devastante – osserva – vedere le persone sparse intorno alla cabina” accartocciata dopo un volo di una ventina di metri. La funivia si è schiantata al suolo e ha iniziato a rotolare verso valle, finendo la sua corsa contro alcuni alberi.

Erano quindici i turisti a bordo della funivia partiti da Stresa, sponda piemontese del Lago Maggiore. Uno stop alla stazione intermedia per cambiare cabina, e poi l’ultimo viaggio verso i 1500m della vetta. Intorno a mezzogiorno, la gita di una bella giornata in famiglia si è tragicamente interrotta.

La cabina successiva, in procinto di scendere, è rimasta sospesa a pochi metri dalla stazione intermedia. A bordo c’erano alcuni turisti che sono poi usciti grazie all’aiuto dei degli addetti all’impianto. I cavi che hanno ceduto sono ben visibili. Nessun impiegato della funivia vuole o può parlare.

Dario Prezioso, scampato all’incidente, racconta: “quando siamo arrivati, la cabina che si è schiantata era al completo e quindi non siamo potuti salire. Quando ho sentito la notizia della funivia caduta sul Mottarone mi si è gelato il sangue: in quella cabina potevamo esserci io e il mio bambino di sei anni”.

“Le persone che si trovavano sulla cabina caduta le avevamo incontrate in coda per i biglietti e avevano anche scambiato qualche parola” aggiunge. “Poi mentre, in attesa nella stazione intermedia, stavo spiegando a mio figlio come funziona la funivia ho sentito un colpo e ho visto un cavo cadere mentre la cabina che stava scendendo si è immediatamente bloccata. A quel punto ho pensato che lo stesso fosse accaduto alla cabina che stava salendo, ma purtroppo, ho scoperto poi, così non è stato”.

“Subito dopo ci hanno riportato a terra, ci hanno rimborsato il costo del biglietto e io e mio figlio ci siamo allontanati fino a raggiungere una pizzeria sul lago. Mentre andavamo via abbiamo sentito alcune sirene. ‘Un po’ strano’ ho pensato per un cavo che si è rotto e solo mentre ero in pizzeria ho scoperto cosa era accaduto. In quel momento – ribadisce Dario Prezioso – mi si è gelato il sangue”.

La dinamica dell’incidente

Saranno i consulenti della Procura di Verbania a ricostruire la dinamica della tragedia. Il ministero delle Infrastrutture ha istituito una commissione ispettiva. “L’area è sotto sequestro, tutto dovrà essere oggetto di verifica”, spiega il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi. Al momento si ipotizzano reati di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose.

“Ai motivi pensiamo da domani, quello di adesso è il momento del dolore – dice la sindaca di Stresa, Marcella Severino. “Quello che doveva essere un giorno di ripresa si è trasformato in un bruttissimo momento per la nostra comunità e per tutta l’Italia”.

Dalle prime ipotesi, sembrerebbe che l’incidente, accaduto a pochi metri dall’arrivo, sia stato causato dallo strappo del cavo di traino e dal freno di sicurezza che non ha funzionato.

“Gli altri sono intatti, ma è presto per dire quello che è accaduto dal punto di vista tecnico”. Ad affermarlo è il tenente colonnello Giorgio Santacroce, comandante del Nucleo operativo dei carabinieri di Verbania. “Bisognerà capire perché non sono scattati i dispositivi di sicurezza, che dovrebbero tenere la cabina ancorata”.

Chi erano le 14 vittime

Silvia Malnati 27 anni e Alessandro Merlo di 29 erano due fidanzati di Varese. Silvia lavorava in un negozio di cosmetica a Milano. Lei e Alessandro erano appassionati di natura, mare e montagna. Dopo mesi di lockdown, erano partiti insieme per una gita fuori porta.

Serena Cosentino, 27 anni e Mohammadreza Shahaisavandi 23 anni, iraniano, provenivano entrambi da Diamante, Cosenza. Da marzo, Serena si era trasferita a Verbania dove aveva vinto un concorso come borsista di ricerca al Cnr Istituto di Ricerca sulle Acque. Il fidanzato Mohammadreza viveva a Roma dove studiava. Era andato a trovare la fidanzata a Verbania e insieme erano andati a fare una gita sul Mottarone.

A bordo della cabina c’era anche un’intera famiglia di origini Israeliane, residente a Pavia. Amit Biran del 1991 e Peleg Tal del 1994 che erano insieme ai nonni materni. Barbara Cohen Konisky del 1950 e Itshak Cohen del 1939 e i due figli Tom, due anni, morto nell’incidente e il fratello di 5 anni unico sopravvissuto.

Il bambino è stato trasportato in gravissime condizioni all’ospedale Regina Margherita di Torino. I bisnonni dei bambini Itshak, 82 anni, e la moglie Barbara, 70 anni, erano arrivati da alcuni giorni a Pavia per trovare i loro parenti. Si erano recati tutti in Piemonte per una gita al Mottarone.

E poi c’è Roberta Pistolato 40 anni compiuti ieri con il Marito Angelo Vito Gasparro 45 anni, entrambi di Bari ma residenti a Castel San Giovanni, Piacenza. La coppia si trovava in gita al lago Maggiore per festeggiare il compleanno di lei. La famiglia in Puglia però non ha più avuto sue notizie dalle 11, quando la 40enne ha inviato alla sorella l’ultimo messaggio: “Stiamo salendo in funivia”.

Vittorio Zorloni era del ’66 e viveva in provincia di Varese. Con lui c’era Elisabetta Persanini, nata nel 1983 e il figlio di nove anni, morto dopo essere stato trasportato anche lui all’ospedale di Torino.

Il Presidente Mattarella nell’esprimere il suo dolore per la tragedia richiama al rispetto delle norme di sicurezza. “Il tragico incidente alla funivia Stresa-Mottarone suscita profondo dolore per le vittime e grande apprensione per quanti stanno lottando in queste ore per la vita.

Esprimo alle famiglie colpite e alle comunità in lutto la partecipazione di tutta l’Italia. A questi sentimenti si affianca il richiamo al rigoroso rispetto di ogni norma di sicurezza per tutte le condizioni che riguardano i trasporti delle persone”.

Cordoglio anche dal ministro delle Infrastrutture Giovannini, che oggi si recherà sul posto e dal presidente del consiglio Mario Draghi. “Ho appreso con profondo dolore la notizia del tragico incidente della funivia Stresa – Mottarone. Esprimo il cordoglio di tutto il Governo alle famiglie delle vittime, con un pensiero particolare rivolto ai bimbi rimasti gravemente feriti e ai loro familiari”.

Sono gravi ma stabili le condizioni del bimbo di 5 anni

“Ho saputo cosa era successo dai messaggi di WhatsApp. Ho cominciato a ricevere tanti ‘mi dispiace‘, e non capivo perché. Ho chiamato mio fratello che non mi ha risposto così come mia cognata, allora ho chiamato i contatti di WhatsApp dicendo che non avevo idea del perché mi mandassero quei messaggini…due ore dopo abbiamo ricevuto la conferma dai carabinieri e capito che mio nipote era vivo perché il suo nome non era nell’elenco”. Sono le dichiarazioni rilasciate dalla zia del bimbo israeliano di 5 anni, ricoverato in gravi condizioni al Regina Margherita di Torino per le ferite riportate nello schianto della funivia del Mottarone.

Nel pomeriggio di ieri, è stato sottoposto ad un lungo intervento chirurgico per stabilizzare le fratture. Il bambino ha riportato fratture alle gambe e un politrauma. “Ho perso mio fratello, mia cognata, un altro nipotino – dice – e con loro sono morti anche i nonni di mia cognata, che dopo aver ricevuto il vaccino in Israele avevano deciso di venire in Italia per stare un po’ con i bis nipoti dicendo ‘cosa mai può succedere in Italia’”.

Funivia Stresa-Mattarone, la storia

Dalla riva del Lago Maggiore, di fronte all’isola Bella in 20 minuti si sale a quota 1385, sulla cima del Mottarone. La funivia che collega Stresa alla Montagna risale agli anni ’60. Fu inaugurata il primo agosto del ’70 dopo prove tecniche di collaudo.

Per l’epoca, si trattava di una soluzione abbastanza ardita e audace. In particolare per la presenza nella seconda tratta del tragitto di due chilometri sospeso a 120 metri dal suolo.

Nel 2014 è stata chiusa per una revisione tecnologica, e riaperta ed inaugurata nell’agosto del 2016. Tra ottobre e dicembre dello stesso anno, erano stati eseguiti altri lavori che avevano portato al rinnovamento delle stazioni. Le funi invece erano state sostituite negli anni precedenti.

Gli ultimi importanti interventi ri riqualificazione risalgono a quattro anni fa, dopo la chiusura tra il 2014 e il 2016. Da allora la manutenzione della funivia, di proprietà del Comune di Stresa ma gestita da una società privata, era stata sempre effettuata. Lo assicura l’avvocato milanese della società che gestisce l’impianto, Pasquale Pantano: “I controlli, le verifiche, erano tutte a posto. Poi quel che è accaduto è tutto da verificare”.

“L’ultimo controllo magnetoscopico della fune risale al novembre del 2020. Gli esiti dello stesso non hanno fatto emergere alcuna criticità”, dichiara Anton Seeber, presidente di Leitner. Ossia l’azienda di Vipiteno che si occupava della manutenzione dell’impianto. A confermarlo ora dovranno essere le indagini.

“Dovremo incaricare dei tecnici per accertare le cause”, precisa il procuratore di Verbania Olimpia Bossi. Nelle prossime ore dovrà anche valutare la sussistenza dell’ipotesi di reato di attentato alla sicurezza dei trasporti.

Prima del Covid, la funivia trasportava oltre 100mila passeggeri l’anno, perlopiù turisti nel periodo estivo. L’impianto aveva appena riaperto dopo la lunga chiusura durante il lockdown. 

 

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