venerdì, 17 Settembre 2021

SuperLega, il buio oltre la cenere della disfatta

La nascita di un torneo d'èlite ha portato inevitabilmente a schierarsi, evidenziando mai come prima falle e problemi che gravitano ormai da tempo nel mondo del calcio.

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Il progetto della SuperLega – proposta e finanziata dal colosso dell’economia JP Morgan – è durata meno di 48 ore, ma è stata sulla bocca di tutti, appassionati e non. La nascita di un torneo d‘èlite ha portato inevitabilmente a schierarsi, evidenziando mai come prima falle e problemi che gravitano ormai da tempo nel mondo del calcio.

Se la scelta di raggruppare le “migliori” 15 squadre d’Europa in una Lega da videogioco ha entusiasmato i sostenitori del divertimento e della qualità, ha invece indignato chi si ritiene contrario ad un “calcio moderno“, fatto di sponsor, trasferimenti milionari e payTv. È indubbio che il calcio sia cambiato, l’evoluzione e il progresso nel corso dei decenni hanno riguardato tutti gli ambiti, non risparmiando neanche lo sport più seguito nel Vecchio Continente. Per avere una spiegazione plausibile sul perché si è arrivati ad una spaccatura così forte bisogna analizzare alcuni aspetti.

Difendere l’egemonia

In Europa nell’ultimo decennio sono emersi in maniera accentuata l’egemonia e l’enorme gap tra le “Grandi” e le “Piccole“. Guardando l’albo d’oro della Serie A troviamo la Juventus detentrice incontrastata degli ultimi nove campionati; per scorgere una squadra vincitrice del Tricolore che non sia Milan, Inter o Juventus bisogna azionare la macchina del tempo e andare indietro di vent’anni. C’era ancora la Lira, le Torri Gemelle erano ancora in piedi e il 17 giugno 2001 la Roma di Fabio Capello vinceva il terzo Scudetto della sua storia.

Nei principali campionati europei la situazione non cambia di una virgola o quasi.
Facendo un salto in Germania si constata che è il Bayern Monaco a dominare da anni la Bundesliga, così come in Francia il Paris Saint Germain che da otto stagioni guarda tutti dall’alto. In Spagna alla voce “antagoniste” troviamo, ad un livello irraggiungibile ai più, Atletico e Real Madrid che vanno a contrapporsi al Barcellona. Solo in Premier League c’è stato un evento storico che ha invertito il trend, nel 2016 il Leicester di Claudio Ranieri è riuscito a sollevare l’ambito trofeo, nonostante una rosa che a settembre aveva come obiettivo quello di non retrocedere.

Cartellini, al miglior offerente

Il record di trasferimento più costoso nella storia del calciomercato apparteneva a Zinedine Zidane, approdato a Madrid, sponda Real, per 150 miliardi di lire nell’estate del 2001.
Sempre nella capitale spagnola, il primo settembre 2013 Florentino Perez posava sorridente con il nuovo acquisto Gareth Bale, l’esterno passato dal Tottenham al Real Madrid per la cifra record di 100 milioni di euro. Con il trasferimento di “Mr 100 Millones“, questo il soprannome che i media spagnoli attribuirono a Bale, c’è stato l’inizio di un calciomercato “drogato” da cifre faraoniche.

Negli anni, di colpi da prima pagina se ne sono visti tanti, basti pensare al duo NeymarMbappè arrivati all’ombra della Tour Eiffel per quasi mezzo miliardo di euro, Coutinho che lascia il Liverpool per 120 milioni di euro o McGuire, il difensore più pagato del mondo accasatosi con il Manchester United, rilevato dal Leicester per 87 milioni di euro.
Esempi che evidenziano la differenza tra i “Paperoni del calcio” e le “Nobili decadute” che vantano almeno una Champions League in bacheca come Ajax, Porto e Olympique Marsiglia. È evidente come squadre del genere vengano limitate da un basso profitto in termini di sponsorizzazioni e diritti televisivi, con la triste conseguenza di essere vincolate a rimanere a galla vendendo ogni anno i propri pezzi più pregiati.

Occhio non vede, UEFA non duole

La Union of European Football Associations, comunemente nota come UEFA, è una società nata nel 1954, con sede principale a Nyon in Svizzera che gestisce calcio e calcio a 5 in Europa. Nel corso della sua storia, la UEFA ha apportato diverse modifiche nei format di tornei già esistenti, come il passaggio da Coppa dei Campioni a Champions League nel 1992 e ha dato vita a nuovi tornei come la Nations League, competizione calcistica riservata alle squadre nazionali nata nel 2018. Nel settembre 2009 nasce il Fair Play Finanziario (FPF) con l’obiettivo di far estinguere i debiti contratti dalle società calcistiche e indurle nel lungo periodo ad un auto-sostentamento.

Nonostante una continua ricerca, volta a migliorare il calcio in termini di visibilità e divertimento, anche la società svizzera ha i suoi scheletri nell’armadio. Nell’estate 2017 Nasser Al-Khelaifi, imprenditore quatariota nonché attuale presidente del PSG, aggira le normative UEFA riguardo il FPF con gli acquisti di Neymar e Kylian Mbappè. Per giustificare i 222 milioni di euro pagati per convincere il Barcellona a privarsi di O’Ney, Al-Khelaifi rende Neymar uomo immagine dei mondiali Qatar 2022. Questo escamotage ha reso così “possibile” il costo del cartellino agli occhi della UEFA, nonostante i soli 98.4 milioni di euro ricavati dalle cessioni di Lucas Moura, Matuidi, Aurier, Augustin e Sabaly.

È toccato anche a Khaldun al-Mubarak, imprenditore emiratino e attuale presidente del Manchester City, ad essere sotto la lente di ingrandimento della UEFA per la violazione di norme del FPF lo scorso febbraio. Lo scotto da pagare è l’esclusione dalle coppe europee per due anni. I “Citizens”, comportandosi di conseguenza, affidano la battaglia legale a David Pannick, uno dei migliori avvocati del Regno Unito, con una parcella stimata di circa 24mila euro al giorno. E il 14 luglio 2020 il Tribunale Arbitrale Internazionale di Losanna accetta il ricorso degli “Sky Blues“, limitando il provvedimento ad una multa da 20 milioni di euro.

Non sono mancati i commenti e lo sgomento riguardo la decisione. Emblematica la reazione dell’allenatore del Liverpool Jurgen Klopp che lascia spazio a poche interpretazioni: “Sono contento che il City possa giocare in Champions League, ma non credo che lunedì sia stata una buona giornata per il calcio, a dire il vero. Penso che il fair play finanziario sia una buona idea, serve per proteggere squadre e competizioni. Inizialmente l’idea era che nessuno spendesse troppo, no? I club devono assicurarsi che i soldi che intendono spendere derivino da fonti corrette”.

E se ci fosse un Premio al Fairplay, Klopp sarebbe senza dubbio il vincitore.

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