mercoledì, 20 Ottobre 2021

Danza, musica e cinema: l’arte al tempo del covid. Gli artisti tra social e pandemia

Manifestazioni di protesta in tutta Italia, il mondo dell'arte si è dovuto reinventare da quando è scoppiata la pandemia. I social secondo cantanti, ballerini, attori e sceneggiatori.

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Da quando il covid è esploso, il modo dell’arte è tra quelli che ha subito le conseguenze peggiori. Biglietti virtuali, cinema vuoti, date di concerti e tour rimandati, attori alle prese con teatri chiusi che si reinventano e che si promuovono sui social, sono verità all’ordine del giorno ormai da più di un anno a questa parte.

La pandemia ha colpito tutti, ma proprio tutti.
Le manifestazioni di protesta da parte dei lavoratori contro questa situazione di chiusura totale, causata dal covid, delle attività commerciali, delle scuole, delle associazioni, del mondo dell’arte e dello spettacolo, si svolgono in tutta Italia, espandendosi a macchia d’olio.

Il mondo dell’arte ha reagito
Parlare di ripresa è eccessivo, piuttosto possiamo parlare di opportunità. La digitalizzazione e il web hanno rappresentato un modo per reagire. Alcune realtà hanno sfruttato appieno il potenziale dei social come certe gallerie d’arte americane, che hanno proposto dei tour degli studi degli artisti grazie alle dirette su Instagram e l’invio di materiali come libri e mascherine disegnate dagli artisti stessi.

Alcuni attori si sono dedicati alla scrittura e hanno pubblicato libri di narrativa o di poesia, promuovendoli con presentazioni su Facebook e Instagram, lo stesso si è verificato per i cantanti. I più fortunati hanno potuto registrare in studi professionali, altri hanno lo hanno fatto in maniera “casereccia” presentando i loro lavori sulle piattaforme digitali.

Arte e iniziative: novità e progetti
C’è stato chi non si è rassegnato a comunicare puramente col web la propria arte, ma ha fatto di più. Nel 2020 a Prato è nato “Missive Selvatiche” progetto di resistenza artistica. Consiste nel distribuire dei pacchetti realizzati a mano in modo casuale nelle cassette della posta di sconosciuti, pacchetti che contengono delle opere, 3 oggetti d’arte in edizione limitata frutto del lavoro dei 150 artisti di tutta Italia che hanno aderito al progetto.

In Puglia, diversi artisti hanno aderito all’iniziativa di AsteriaSpace “Pietanze d’Arte a Domicilio: ogni venerdì servizio delivery di teatro, danza e musica.” L’arte paragonata al cibo da asporto, proprio come una pizza. Il messaggio è scegliere di vivere il teatro, l’arte, la musica aldilà del web, ricreando un contatto vero col pubblico.

Il pensiero comune di artisti, attori, cantanti, sceneggiatori e di chi lavora nel mondo della tv e dello spettacolo, è sicuramente uno: il web non può sostituire il contatto diretto col pubblico, se così fosse si perderebbe completamente l’empatia, il rapporto umano e l’autenticità che si prova quando lo sguardo dell’attore incontra quello dello spettatore.

È esattamente il concetto cardine di Alessandra Gaeta, ballerina, protagonista di una performance su terrazzi e balconi a casa della gente: “È stata un’emozione grande, il pubblico ha apprezzato molto. Subito dopo l’esibizione ci ha rivolto diverse domande, ha trasmesso il suo calore nonostante fosse a distanza, tutti con le mascherina. Sicuramente è diverso quando registri un video e non hai il contatto visivo con gli spettatori. L’arte, lo spettacolo, sono nutrimento per l’anima! Quando ciò che vedi ti piace, ti identifichi e produci endorfine. I social danno agli artisti visibilità, contatti, ma si incorre anche nel rischio del plagio. Lo streaming svaluta il lavoro degli artisti se non segue un riconoscimento economico, per non parlare del valore etico”.

Cantanti, scrittori e sceneggiatori: come vivono l’arte in questo momento
Non molto diverso è il pensiero del cantante Attilio Fontana: “La spersonalizzazione è evidente, non si può mettere a paragone una visualizzazione con una persona in carne e ossa che compra un biglietto e condivide con te un’emozione…Nel complesso i social diventano claustrofobici se considerati come unica via di comunicazione”.

C’è chi è riuscito a vedere del buono nell’uso dei social, come il cantautore funkie blues Bob Matty: “Il lato positivo è stato ottenere un maggiore seguito da parte del pubblico, ma non è stato tutto così rassicurante, ho subito un certo rallentamento sul lavoro e questo è decisamente negativo come aspetto”.

Se è vero che il web e l’arte possono trovare un punto di incontro tra artisti e spettatori, è altrettanto vero che occorre essere preparati nel creare valore e saper usare il mondo digitale per monetizzare grazie alle dirette Instagram o Facebook. Ilaria Coppini, attrice di teatro e televisione, va dritta al nocciolo: “Non sono riuscita a organizzarmi per avere un rientro economico attraverso l’arte online, quindi attendo risposte da produzioni cinematografiche e televisive, intanto aspetto la riapertura dei teatri”.,

Altri attori, come Patrizio Pelizzi, hanno sottolineato quanto sia più difficile comunicare col pubblico in modo virtuale rispetto a prima: “Per il comparto attoriale è tutto cambiato, serve un linguaggio diverso, più incisivo e d’impatto. In rete l’arte va comunicata in punta di piedi, con molto rispetto, amore e in modo coerente, per attirare una nicchia di pubblico realmente interessata”.

Tra i tanti che si sono espressi in merito al tema covid e arte, esistono anche punti di vista diversi, come nel caso degli sceneggiatori Valeria Giasi e Fabio Di Ranno. “Io scrivo – ci ha detto Valeria – e quando sono sotto consegna, come in questo periodo faccio, vita da reclusa; in questo senso la pandemia non ha cambiato molto la mia vita, ma quando esco anche solo per fare una passeggiata con il mio cane mi manca la gente, poterla osservare, sentirla parlare al bar o in un autobus è parte integrante del mio lavoro. Da frase rubata per caso può nascere un dialogo o una storia”.

Discorso diverso per Fabio Di Ranno: “Come sceneggiatore poco è cambiato, è un lavoro che si fa appartati e protetti, ma i social si stanno dimostrando molto utili nel superare questo momento che condiziona la fruizione dell’arte. L’esperienza ne uscirà modificata, si aprono nuove prospettive, alcune soluzioni vanno ancora messe a fuoco. L’esperienza live resterà importante come tale, le si affiancheranno però nuove possibilità”.

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