domenica, 14 Aprile 2024

Chiara Ferragni e le ombre sulla beneficenza, indagine in corso sulla “Bambola Ferragni”: mai versati i soldi della vendita

Indagini sulla vendita della bambola "Chiara Ferragni" le cui vendite sarebbero dovute andare in beneficenza all'associazione americana "Stomp Out Bullying", ma la CEO dell'organizzazione non ha mai ricevuto denaro dall'influencer italiana e ha dichiarato di non sapere chi sia.

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Nel 2019, l’influencer di fama mondiale Chiara Ferragni annunciava con grande entusiasmo la creazione di una bambola in edizione limitata, a sua immagine e somiglianza, il cui ricavato sarebbe stato destinato all’associazione no profit americana “Stomp Out Bullying”. Tuttavia, gli sviluppi recenti collegano il nome di Ferragni a un’indagine in corso sulla trasparenza delle donazioni e suscitano domande sul reale coinvolgimento dell’influencer nel sostegno all’organizzazione.

L’inchiesta prende spunto dalla controversa vicenda del pandoro Balocco “Pink Christmas” e dall’accusa di truffa aggravata, ma ora coinvolge anche altre iniziative benefiche promosse dall’influencer. Tra queste, la vendita della bambola che, secondo la Tbs Crew, l’azienda controllata da Ferragni, avrebbe generato ricavi destinati a “Stomp Out Bullying”. Tuttavia, la procura sembra voler approfondire la veridicità di questa affermazione.

Il comunicato rilasciato dalla Tbs Crew sottolinea che i proventi sono stati donati all’associazione nel luglio 2019 e riguardano esclusivamente le vendite effettuate tramite il canale e-commerce diretto gestito dall’azienda stessa. Questo dettaglio, però, sembra differire dalle dichiarazioni iniziali di Ferragni sui social, dove si parlava genericamente di devolvere “l’intero ricavato delle vendite” in beneficenza.

La situazione si complica ulteriormente quando si esamina il report annuale del 2019 di “Stomp Out Bullying”, il quale sembrerebbe non menzionare il nome di Chiara Ferragni o delle sue società tra i partner o gli sponsor. Inoltre, il nome dell’influencer non appare nella lista degli ambasciatori dell’organizzazione.

La redazione del programma “Zona Bianca” ha cercato di fare chiarezza contattando la CEO e fondatrice di “Stomp Out Bullying”, Ross Ellis, che ha dichiarato di non conoscere Chiara Ferragni e di non aver mai ricevuto alcuna donazione da parte sua.

La vicenda solleva domande sulla trasparenza delle operazioni benefiche e pone l’attenzione su come le celebrità gestiscano le donazioni destinate a organizzazioni no profit. L’indagine in corso cercherà di stabilire se vi siano incongruenze tra le affermazioni pubbliche di Ferragni e la documentazione effettiva delle donazioni.

Si attendono ulteriori sviluppi mentre le parti coinvolte cercano di fare chiarezza su questa intricata questione, che mette sotto i riflettori il delicato equilibrio tra l’immagine pubblica delle celebrità e la responsabilità etica nelle operazioni benefiche.

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