venerdì, 23 Febbraio 2024

Ravenna, il caso Felice Orlando: due piste e due indagati

Felice Orlando è stato assassinato con due colpi d'arma, uno in viso e uno alla schiena da una distanza ravvicinata. Nel registro ci sono due indagati e due piste che non hanno nulla in comune. Non è stata ancora ritrovata l'arma del delitto. La Procura sta facendo tutto il possibile per risolvere il giallo.

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Il cacciatore Felice Orlando è stato ucciso con due colpi di pistola vicino la propria abitazione a Castel Bolognese. L’operaio 49enne di origini cosentine ma da tempo trasferito in Romagna pare che sia stato assassinato tra le ore 18.30 e le 19 del 29 ottobre dello scorso anno. Era stato avvistato vivo per l’ultima volta da un suo vicino verso le ore 18 di quel sabato.

In questo momento, nel registro degli indagati ci sono due persone che però, non hanno contatti fra di loro. Il caso rimane ancora un’enigma perché gli indagati sono stati inseriti nel registro in due momenti diversi con due piste diverse e con accertamenti tecnici irripetibili. 

Una pista esclude l’altra. In campo ci sono due legali dei corrispettivi presunti colpevoli e un avvocato del foro di Bologna chiesto dalla famiglia di Orlando. Mercoledì scorso sono stati depositati i risultati dell’autopsia. Rispetto alle ipotesi iniziali non ci sono delle novità significative. L’esame autoptico ha escluso un elemento importante, il fatto che il corpo sia stato trascinato da un posto all’altro e che il luogo del ritrovamento non coincidesse con il luogo del crimine. L’esecuzione di Orlando è stata eseguita con due colpi d’arma da fuoco, di cui uno al volto e l’altro alla schiena da distanza ravvicinata. L’assassino ha sicuramente toccato la salma girandola o spostandola.

Il corpo è stato ritrovato domenica mattina da suo padre in un fossato di scolo, senza il suo fucile calibro 12 accanto, ma solo con i cani che lo avevano vegliato  tutta la notte. Abbaiando davanti a casa, all’indomani avevano condotto il padre Giuseppe sul posto del ritrovamento.

Il riserbo sugli indagini è molto alta. Di sicuro i due indagati non si conoscevano fra di loro e non avevano nessun tipo di rapporto. Per adesso le ipotesi sono due: screzi per motivi di caccia o un possibile debito che la vittima aveva con il suo assassino.

Dopo l’accaduto, la Procura aveva sequestrato e confiscato le armi da caccia ma quella che ha sparato non è stata ancora ritrovata. Con il ritrovo dell’arma del delitto sarebbe più facile risalire al omicida. Il sequestro era scattato a carico di tutti i residenti della zona ma ad oggi solo loro due sono indagati.

La Procura sta facendo tutto il possibile per risolvere questo giallo e trovare il colpevole. 

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