giovedì, 29 Febbraio 2024

Omicidio Isabella Noventa, scomparsa da sette anni: potrebbe essere suo il corpo trovato a Marghera

Il 30 gennaio a Marghera sono stati rinvenuti i resti di uno scheletro che si ipotizza essere Isabella Noventa, assassinata nel gennaio 2016 e mai più ritrovata.

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La scomparsa del corpo di Isabella Noventa è un giallo irrisolto che da sette anni grava sul padovano, trascinando con sé ancora mille interrogativi. Era la notte tra il 15 e il 16 gennaio 2016 quando Isabella, la segretaria 55enne di Albignasego, viene uccisa e mai più ritrovata.

Nel 2020 Freddy e Debora Sorgato vengono condannati in via definitiva a 30 anni di carcere per omicidio volontario e soppressione di cadavere mentre la loro complice, Manuela Cacco, a 16 anni e 10 mesi. Tuttavia, nonostante gli innumerevoli interrogatori e i depistaggi da parte dei colpevoli, del corpo non c’è traccia.

Il 30 gennaio di quest’anno una squadra di operatori impegnati a ripulire dalle ramaglie una rotonda in via della Chimica a Porto Marghera, zona industriale di Venezia, hanno trovato i resti di uno scheletro. Il cranio, il bacino, parte della cassa toracica e della colonna vertebrale e un femore, oltre a un orologio e a un paio di scarpe. La Procura di Venezia ha aperto due linee investigative, una sugli oggetti rinvenuti e una sul corpo, incaricando gli esperti dell’Università di Padova di risalire al dna delle ossa. Per quanto riguarda le scarpe, Isabella portava il 35 e il 36 mentre quelle rinvenute calzano il 38 e potrebbero non essere le sue.

Il ritrovamento dei resti ha acceso un barlume di speranza. Infatti, grazie alle precedenti indagini della squadra mobile di Padova, guidata da Giorgio Di Munno che oggi è a capo di quella di Venezia, è stato scoperto come il telefono di Freddy il giorno successivo alla scomparsa di Isabella avesse agganciato i ripetitori a Marghera proprio in via Bottenigo, molto vicina alla rotonda di via della Chimica.

Le false piste
Quando Isabella sparisce a metà gennaio, l’ultima persona ad averla vista è il compagno Freddy. Se nei primi giorni dalla scomparsa si ipotizza l’allontanamento volontario, già dopo una settimana la Procura di Padova apre un’inchiesta contro ignoti per omicidio e sequestro di persona. Da indagini più approfondite emergono tre nomi: Freddy e Debora Sorgato e Manuela Cacco, l’amante dell’uomo.

I tre mantengono incrollabile la versione di Sorgato: lui e Isabella avrebbero cenato insieme, poi l’avrebbe accompagnata in centro a Padova. Una telecamera di sorveglianza di Piazza Insurrezione sembra confermarlo, con una ripresa della donna chiusa nel suo cappotto che passeggia. Nessuno l’avrebbe più rivista.

E’ grazie a un interrogatorio fiume che Freddy, dopo un mese dalla scomparsa, crolla e confessa l’omicidio. La prima dichiarazione vede la Noventa vittima di un gioco erotico con l’uomo finito male e il disfacimento del corpo nel Brenta. A passare sotto la telecamera con il cappotto di Isabella, si scopre, è stata Manuela.

La tragedia nella tragedia

Subito le ricerche si concentrano lungo il tratto del fiume a ridosso delle chiuse. Lì l’ispettore di polizia e sub Rosario Sanarico rimane incastrato e muore annegato. Dopo l’accadimento, le indagini della Procura smontano in via definitiva la versione dei tre. Si risale finalmente alla verità dei fatti.

Isabella torna a casa con Freddy nella villetta di via Sabbioni in provincia di Padova. Ad aspettarla non è un epilogo romantico della serata, ma Debora, che la colpisce alla testa con un martello pesante per poi soffocarla con un sacchetto di plastica. Manuela, la complice, arriva alla villetta a delitto compiuto, il corpo è già sparito. A quel punto, Manuela indossa il cappotto di Isabella e si fa riprendere dalle telecamere di sorveglianza del centro di Padova.

La speranza

Negli ultimi sette anni sono quasi una decina i cadaveri non identificati che si è sperato potessero appartenere a Isabella. “Ci abbiamo sperato tanto e non vogliamo arrenderci, anche se fino a oggi non abbiamo ancora trovato pace. È una sensazione indescrivibile, che non auguro a nessuno” conclude il fratello Paolo.

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