domenica, 2 Ottobre 2022

Tripoli, uomini armati circondano il palazzo del premier. Badi: “Non ci saranno elezioni presidenziali in Libia”

Miliziani della Brigata al-Samoud hanno assediato in serata gli uffici del premier libico dopo l'annuncio della sospensione del comandante Abdel Basset Marwan. La prossima settimana il Paese andrà alle urne per ricostruire il Governo dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi.

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Si fa sempre più pesante l’aria in Libia a pochi giorni dalle prime elezioni presidenziali. In serata un gruppo di uomini armati della Brigata Al-Samoud ha assediato gli uffici del Primo Ministro libico Abdul Hamid Dbeibah a Tripoli. Fonti di di Al-Arabiya Al-Hadath hanno riferito inoltre che il Presidente del Consiglio Presidenziale, Muhammad Al-Manfi, ha richiesto un’ulteriore forza militare per proteggere la sua casa dopo aver ricevuto informazioni sul piano delle milizie di assaltare le abitazioni dei membri del Consiglio. Al-Manfi e tutti i componenti dell’organo sono stati trasferiti in un luogo sicuro. A far traboccare il vaso sarebbe stata la decisione, da parte del Consiglio di Presidenza, in qualità di Comandante Supremo delle Forze Armate, di sollevare dal proprio incarico il comandante del Distretto Militare di Tripoli, Abdel Basset Marwan, personaggio fin troppo vicino a potenti milizie locali. Al-Arabiya ha riferito che, durante quello che si temeva fosse un colpo di Stato, si era radunata un massiccio numero di forze di sicurezza intorno alla sede del Primo Ministro. Inoltre, un blackout ha lasciato al buio gran parte della capitale.

Non si sono fatte attendere le dichiarazioni del leader della Brigata al-Samoud, Salah Badi, affiliato alla Fratellanza Musulmana, dal 2018 sulla lista nera del Consiglio di sicurezza dell’Onu per aver condotto azioni armate a Tripoli, causando decine di vittime tra i civili, e per i numerosi tentativi di sabotaggio del Governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj. “Non ci saranno elezioni presidenziali in Libia, chiuderemo tutte le istituzioni statali”, ha dichiarato. Il misuratino non ha risparmiato Stephanie Williams, Consigliera speciale delle Nazioni Unite: “Il suo ruolo in Libia è criminale”, ha detto in merito alla visita di Williams nella città sul golfo della Sirte in vista delle elezioni del 24 dicembre.

La prossima settimana infatti, i libici dovrebbero andare alle urne per scegliere una guida per il Paese, ponendo così fine a un decennio di caos e sangue dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011. Le elezioni, considerate una diretta continuazione di un processo politico sponsorizzato dalle Nazioni Unite, potrebbero tuttavia essere rimandate dopo che lo scorso sabato l’Alta Commissione elettorale libica (Hnec) aveva annunciato il rinvio sine die della pubblicazione della lunga lista definitiva dei candidati tra i quali figurano anche il generale Khalifa Haftar, il figlio del colonnello Seif al Islam Gheddafi e lo il premier Dbeibah.

 

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