domenica, 24 Ottobre 2021

Ledell Lee, 4 anni dopo l’esecuzione ecco nuove prove: per il Dna era innocente

Ledell Lee, giustiziato nel 2017, potrebbe essere innocente secondo alcune prove recenti.

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Ledell Lee era stato condannato a morte nel 1995 accusato dell’omicidio della 26enne Debra Reese, avvenuto due anni prima. Giustiziato nell’aprile del 2017 in Arkansas, oggi spuntano nuove prove che ne dimostrerebbero l’innocenza. Sono trascorsi quattro anni dall’esecuzione, i legali della famiglia Lee affermano che una traccia di DNA che appartiene a qualcun altro è stato rinvenuta sull’arma del delitto, sollevando dubbi inquietanti sulla condanna di Lee. É stato mandato a morte nell’aprile del 2017, dichiarandosi fino all’ultimo “innocente”. Nessuno gli ha creduto, non lo ha fatto il giudice Herberth Wright, non lo ha fatto il procuratore generale Leslie Rutledge, neanche l’”Innocence Project” è riuscito ad ottenere i permessi per riaprire il caso poco prima che la condanna divenisse esecutiva.

I fatti

Arkansas, 9 febbraio 1993. Debra Reese, 26 anni, viene ritrovata assassinata nella sua casa, strangolata e colpita a morte da un bastone di legno. Alcuni vicini raccontano alla Polizia di aver visto Lee nei pressi di casa sua. Avvistamenti sufficienti a portare in arresto l’uomo un’ora dopo il ritrovamento del cadavere. Ledell si dichiara innocente, e continuerà a farlo fino al giorno della sua morte.

La pena di morte

Lee è stato giustiziato il 20 aprile 2017, la sua esecuzione avveniva ben 12 anni dopo l’ultima nello Stato dell’Arkansas. A suscitare sospetti che l’esecuzione fosse “urgente” un lungo processo che ha coinvolto uno dei tre farmaci utilizzati per l’esecuzione, il midazolam, che sarebbe passato in disuso di lì a poco. Fu proprio il governatore dello Stato, il repubblicano Asa Hutchinson, a chiedere di velocizzare i tempi ed eseguire 8 condanne in dieci giorni per restare entro i limiti del 30 aprile, data di scadenza del prodotto.

L’esecuzione

Un portavoce del penitenziario ha fatto sapere che prima dell’esecuzione il prigioniero ha rifiutato di rilasciare l’ultima dichiarazione e di consumare l’ultimo pasto, chiedendo solamente che gli venisse impartita la comunione. Poi l’iniezione letale di tre farmaci: il midazolam, che lo ha reso incosciente, il vecuronio bromuro, per fermare il respiro, e il cloruro di potassio per bloccare il battito cardiaco. La dichiarazione di morte è arrivata alle 23.56 ora locale.

Il caso

Il caso di Ledell Lee è solo uno dei tanti casi di esecuzioni capitali di presunti innocenti negli Stati Uniti. Molti condannati, secondo una ricerca dell’Università del Michigan, circa il 4%, si sono rivelati poi innocenti. Gli strumenti che la scienza ci offre per risalire agli autori di brutali crimini non erano utilizzati almeno fino alla metà degli anni ’90. Il test del Dna che ha scagionato migliaia di condannati, può essere eseguito solo in caso di condanna per stupro e omicidio, non per casi di solo omicidio come per Lee.

La giustizia, soprattutto se amministrata con la morte non può ammettere errori. Non se a pagare sono alla fine, gli innocenti. 

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