domenica, 16 Giugno 2024

Addio a Gianni Minà, il giornalista che scherzava con Maradona e Muhammad Alì

Saluti e memorie sui social per una delle personalità più amate del mondo giornalistico, a cui si aggiunge il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano “Perdiamo un giornalista originale, attento e mai banale, un uomo che amava la cultura. Ciao Gianni”. I familiari comunicano la scomparsa ieri sera sui social.

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Gianni Minà ci lascia all’età di 84 anni dopo una breve malattia cardiaca, a Roma. La notizia viene comunicata dai familiari con un post pubblico: “ Non è stato mai lasciato solo, ed è stato circondato dall’amore della sua famiglia e dei suoi amici più cari”.

L’affetto e la stima però riecheggiano non solo in Italia, ma oltreoceano, per una delle personalità più amate del mondo giornalistico. Minà infatti, era amato e seguito per la sua curiosità genuina, la capacità di intervistare e raccontare al pubblico personaggi quasi mitici del panorama sportivo, culturale, politico e artistico.

I momenti indimenticabili della sua carriera

Sessant’anni di carriera e momenti indimenticabili come l’incontro con Maradona quando nella semi finale dei Campionati del mondo, l’Argentina batté l’Italia ai rigori, il calciatore scansò tutti i giornalisti e disse: “scusate ma devo parlare con il mio amico Gianni Minà”. Collaborò per anni con i quotidiani quali La Repubblica, l’Unità, Il Corriere della Sera e Il Manifesto.

Una complicità e una simpatia con gli intervistati  fuori dall’ordinario, come anche la scena ripresa dalle telecamere con la leggenda del pugilato Muhammad Ali, dove i due scherzano inscenando divertiti un incontro sul ring. Il giornalista lo ha definito l’incontro più stimolante per la sua carriera e per il proprio pensiero critico.

I premi  e i riconoscimenti

Appassionato della cultura latinoamericana,  nel 1987 Minà diventò famoso in tutto il mondo per un’intervista di sedici ore con Fidel Castro per un documentario da cui viene tratto un libro: il reportage intitolato “Fidel racconta il Che”. Era un modo nuovo per mostrare al mondo altre visioni, nuove prospettive, con questo piglio versatile il giornalista diresse la rivista letteraria “Latinoamerica e tutti i sud del mondo” in cui collaborò con il grande scrittore del ‘900 Gabriel García Márquez e tanti altri.

Alle innumerevoli e storiche vicende raccontate si aggiungono altrettanti premi alla carriera, come nel 1981 quando il Presidente Sandro Pertini gli ha consegnato il Premio Saint Vincent come miglior giornalista televisivo. O più recentemente, nel 2007 ha ricevuto il Premio Kamera della Berlinale per il suo lungo lavoro sul campo, il più prestigioso riconoscimento al mondo per documentaristi.

Una vita da giornalista

Un  anno fa, in occasione della presentazione al Bifest del docufilm sulla sua vita e carriera, gli avevano chiesto cosa avrebbe fatto se non fosse diventato il giornalista,

“Sono nato giornalista, lo sono stato, lo sono e lo sarò” aveva risposto con un sorriso.

Ai saluti e alle memorie sui social si aggiunge il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano “Perdiamo un giornalista originale, attento e mai banale, un uomo che amava la cultura. Ciao Gianni”

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