mercoledì, 8 Dicembre 2021

Evasione, come fanno i man in black: su facebook i consigli di parrucchieri estetisti e professionisti

Migliaia di aziende piccole e medie evadono sistematicamente ogni giorno, tenendone traccia informatica, per capire quanto sono riuscite a frodare allo Stato, senza che nessuno muova un dito.

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Ecco come riescono le Piccole Medie Imprese e i professionisti quali medici, avvocati, parrucchieri, estetisti, meccanici e via dicendo, a fare migliaia di euro al mese impunemente. No, non è il titolo di una promozione per vendere Bitcoin con il sistema utilizzato da Vasco Rossi o Elon Musk. Si tratta di un vero e proprio approfondimento su un tema molto dibattuto al bar, ma poco perseguito penalmente. I giornalisti imparano a dar subito la notizia e poi a fornire, eventualmente, qualche parere o commento personale a margine. Così, procediamo. Ieri repubblica.it ha lanciato una notizia che, a leggerla, sembrerebbe quasi sensazionale: alcuni dentisti della provincia di Bari potrebbero aver utilizzato elaborati sistemi informatici per occultare parte dei propri proventi al fisco. Questa la tesi del Sostituto Procuratore Luisiana Di Vittorio, tesi che ha fatto scattare circa 40 perquisizioni in altrettanti studi dentistici del Barese.

L’indagine è partita dopo alcuni accertamenti che hanno coinvolto l’autore di un software di contabilità. Da lì si è risaliti anche ai fruitori finali dei suoi tecno-avveniristici servigi. Ora, poco importa rendere noto il nome del software né tantomeno quello di chi ha subito una perquisizione, su cui per altro vige il segreto istruttorio, ma pare che sia stato sequestrato qualsiasi dispositivo elettronico, parliamo di pc, tablet, laptop, hard disk o altro congegno che potesse contenere il software incriminato, arrivando a perquisire anche i mezzi di trasporto dei professionisti. Più interessante, invece, fare un’osservazione che probabilmente non susciterà grandi reazioni, ma che non si può evitare: questi software esistono da decenni e, a voler essere perbenisti e cauti, sono quantomeno molto diffusi tra
operatori di varia natura: medici, dentisti, avvocati, parrucchieri, estetisti, meccanici,
liberi professionisti.

Il funzionamento è così banale che potrebbe utilizzarlo anche un bimbo. Al momento di emettere fattura o scontrino, si schiaccia una combinazione di pulsanti o si seleziona una voce diversa nelle “modalità di pagamento” e il gioco è fatto. In alcuni sistemi viene stampata una “nota” di pagamento da una stampante secondaria, ovviamente non fiscalizzata. Altrimenti, più semplicemente, si saluta il cliente e lo si manda a casa senza neanche dargli un pezzo di carta come ricordo. Quello che lascia perplesso non è il fatto che 40 dentisti della provincia di Bari siano probabilmente rei di evasione fiscale per diverse centinaia di migliaia di euro, piuttosto il fatto che si stia parlando di un numero così esiguo di verifiche.

La Guardia di Finanza italiana è un’eccellenza nel campo delle indagini informatiche, eppure decine di migliaia di aziende utilizzano questi sistemi per evadere quotidianamente, instancabilmente ed inesorabilmente il fisco italiano. Uno dei casi più frequenti ai quali chiunque può assistere è quello dei ristoranti. A quanti non è capitato di ricevere un “(pre)conto di cortesia” al momento di dover pagare il proprio pasto? Quel documento, senza alcun valore fiscale, viene utilizzato per non emettere scontrino fiscale, mentre il suo scopo originario e romantico era quello di consentire al cliente di poter arrivare in cassa con l’importo corretto, ma viene sistematicamente, tragicamente inserito nella contabilità “black” dell’esercente. Appare nei report, può essere anche utilizzato un filtro apposito per verificare quale cameriere o cassiere riesce a procacciare più nero rispetto ad un altro. Fonte riservata ha raccontato di gare settimanali tra dipendenti, con premio in percentuale, a chi registra più transazioni in black rispetto agli altri.

Questo sistema è utilizzato anche da parrucchieri ed estetisti che, per esempio, si confrontano su gruppi Facebook di settore per capire quale software sia il migliore nella gestione del nero, qualche post lo potete leggere in questo articolo coi vostri occhi. I più giovani elargiscono consigli sui vari nomi, i più anziani tuonano furibondi che “dovete usare solo l’agenda cartacea e strappare ogni giorno l’agenda del giorno prima”. I veterani provano ad istruire le reclute. Per alcuni di loro si tratta di una vera e propria guerra contro il sistema, almeno questa è la poesia dietro la quale si nascondono, che però si traduce in centinaia di milioni di sommerso che impoveriscono le casse dello Stato e distruggono il sistema pensionistico italiano con circa 900 milioni di debito accumulato.

Personalmente contrasto questo fenomeno pagando solo con bancomat, carta, bonifici o assegni. Il contante solo in casi rari, quando proprio non se ne può far a meno, per esempio nei chioschi artigianali, per un cocktail in discoteca, la mancia al cameriere. Ormai ci si paga anche il caffè con il bancomat, semplicemente sfiorando il telefono sul POS contactless. A volte capita di trovarsi di fronte alla scritta “POS non funzionante”. In quel caso basta chiedere, e se non ascoltano richiedere con più insistenza, che venga emesso lo scontrino fiscale. Sarà un caso, ma ogni volta che il POS è scassato, anche la memoria del cassiere vacillava parecchio dopo aver incassato il contante. Anche questo sistema viene molto ripreso sui gruppi Facebook di varie categorie professionali.

La notizia di oggi è allora questa: decine di migliaia di aziende evadono sistematicamente ogni giorno, tenendone anche traccia informatica per capire quanto son riusciti a frodare allo Stato ed evitare di versare sui conti aziendali cifre non scontrinate o fatturate, senza che nessuno muova un dito. Ci è voluto un sostituto procuratore e un’indagine su un programmatore, per far partire appena 40 perquisizioni in una provincia intera. Che tristezza.

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