L’avevano data per spacciata. soprattutto dopo la brutta figuraccia in Europa League e un paio di prestazioni non convincenti in campionato. E invece oggi, contro la Juve padrona della serie A, l’Inter ha convinto eccome. Sarà per il fascino sublime che nasconde da sempre il “Derby d’Italia”, sarà appunto per la prima, vera occasione per il riscatto, sarà perchè gli ottanta milioni investiti in estate devono avere una giustificazione, ma è andata proprio così. Cattiveria, concentrazione e tanta qualità. Quella di Banega e Joao Mario, a tratti non perfetti e forse un po’ nascosti, ma necessari per fare l’upgrade e far diventare grande questa squadra. Il primo tempo è loro, dell’Inter, anche se le occasioni d’oro arrivano anche alla Juve, con Sami Khedira, che non è abbastanza lucido quando ha la sua chance a tu per tu con Handanovic. Sono però anche Eder e Candreva a fare la differenza: il loro pressing costante e le loro giocate sugli esterni consentono alla “Beneamata” di annidarsi a ridosso della invalicabile BBC (sempre tale, con o senza Barzagli), che questa volta fa veramente fatica e spingerli indietro.Per pareggiare i conti delle opportunità della prima frazione c’è sempre lui, Mauro Icardi, che scheggia il palo e ritorna così fantasma e spauracchio per antonomasia dei bianconeri.

Nella ripresa l’Inter decide addirittura di alzare l’asticella e Antonio Candreva ha l’occasione d’oro per il vantaggio: il suo tiro al volo (su assist del solito Maurito) sfiora il palo, con Gigi Buffon battuto. Sembra il preludio all’inatteso show nerazzurro. Invece, come sempre, bisogna fare i conti con la Juve: manca a farlo apposta, alla prima azione vera della ripresa, gli uomini di Allegri colpiscono in velocità, con un inserimento perfetto di Lichsteiener, lesto ad approfittare la scorribanda sanguinaria sulla sinistra di Alex Sandro, vero uomo in più dei bianconeri. Niente da fare, la Signora è sempre una tassa da pagare, da qualche anno a questa parte. Anche in casa, a San Siro. O forse no. Per una volta. C’è subito il ribaltamento di fronte e Icardi, lo stesso fantasma di cui avevano paura Buffon e compagni, colpisce ancora. Per l’ottava volta, dai lontani tempi della Sampdoria, ad oggi. Colpo di testa in buca d’angolo, sugli sviluppi di un corner e San Siro in delirio. Quel che giusto è giusto, vedendo gli higlights della prima ora di gioco. Ma non è finita qui. De Boer capisce che Eder non ne ha più e allora manda in campo Perisic, giocatore troppo importante in questo ambizioso progetto, per godersi tutti i novanta minuti dalla panchina come semplice spettatore, E’ la mossa azzeccata: pochi minuti e il croato dimostra di essere l’uomo giusto per cambiare le sorti match. Icardi, sempre lui, quel famoso fantasma, si ripresenta li davanti a Buffon, lo scarta, finisce sul fondo, con la coda dell’occhio vede e imbecca di collo esterno proprio lo stesso Perisic, che salta comodamente di testa sopra ad un monumento come Barzagli e mette nell’angolino lontano, dove il nostro portierone della Nazionale non può neanche abbozzare un tuffo. San Siro può gioire. Ma ci sono ancora tanti minuti di emozioni, con Higuain in campo, che sembra un altro pesante fantasma da scongiurare. Per i nerazzurri questa volta. Vedere per credere: il suo colpo di testa, alla prima chance e vera e al secondo pallone giocato, sfiora al palo e dà l’inizio al forcing finale dei bianconeri. Quello che temono tutti. L’altro spauracchio da evitare, se possibile, per l’Inter si chiama Miralem Pjanic: partita ignobile dell’ex Roma, ma quando si tratta di punizioni, c’è sempre da fare il segno della croce. L’Inter ne sa qualcosa. Questa volta, seppur di pochi millimetri, non arriva la magia e San Siro tira un sospiro di sollievo. Così come non arriva, neanche dopo sei minuti, il pareggio della Juve. Tutto questo senza Banega, espulso ad un minuto dal novantesimo. L’Inter di Frank De Boer è nata questa sera, in un giorno speciale da consegnare comunque alla storia.

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