L’orgoglio, il cuore e la tenacia del Diavolo, in 120 minuti che valgono una stagione, contro l’infinita e insaziabile fame di successi e trofei della Juventus, in una guerra che da sempre anima il calcio italiano. I sogni europei del Milan, e la voglia della Vecchia Signora di riscrivere di nuovo la storia, con un secondo doblete consecutivo. La qualità e la forza dei bianconeri per una volta, è però arginata e contenuta dall’onore e dalla fierezza dei rossoneri, che sono costretti a vedersi sfuggire il trofeo e il pass per l’Europa League al minuto 109: contropiede orchestrato da Lemina, Kucka non lo stecca al momento giusto, palla per Cuadrado, il colombiano arriva al vertice dell’area di rigore, crossa in mezzo, la difesa rossonera è leggermente scoperta, e Alvaro Morata è libero di colpire di prima intenzione su cui Donnarumma non può fare ‘proprio nulla. 1-0 e finalmente l’equilibrio sovrano è spezzato. Ma dentro questa emozionante partita, come sempre soprattutto dal punto di vista agonistico, la squadra di Brocchi ha dimostrato fino alla fine di essere all’altezza della missione. Non così impossibile come sembrava.

L’avvio è infatti a forti tinte rossonere, con un paio di conclusioni velenose da lontano, che spaventano il numero uno bianconero di coppa Neto. La più nitida e pericolosa è di un terzino, De Sciglio, ma il Milan non si fa riconoscere in campo solo per i tiri da fuori. Grande intensità a centrocampo, anticipi, pressing e possesso di palla molto veloce e dinamico. La Juve sembra subire nettamente sulla sua trequarti la pressione intelligente rossonera e fa fatica a ripartire in mezzo alla piazzata mediana milanista, attenta e vigile a gestire e a ripulire i palloni. Nella ripresa la reazione della squadra di Allegri c’è, grazie agli inserimenti di Cuadrado e Alex Sandro al posto di Lichtsteiner e Evra, necessari e fondamentali per cambiare il ritmo sulle fasce. La formazione milanista però sembra tenere bene il campo e i terzini titolari, Calabria e De Sciglio sono ben piazzati per concedere qualcosa alle ali di Allegri. Dybala non sembra incidere e Mandzukic è decisamente meno mobile e ispirato del solito. Così si va lentamente ai supplementari, con il Milan decisamente più brillante e propositivo, e avanti di qualche punto sulla lavagna che tiene conto delle occasioni e del gioco espresso. Nel primo tempo supplementare le squadre si allungano subito e capita con frequenza, da una parte e dall’altra, la possibilità di avere delle mezze occasioni e delle potenziali palle gol, che di colpo accendono di nuovo il pubblico dell’Olimpico. Nel secondo tempo overtime entra in campo Morata, forse all’ultima partita in Italia, e dopo solo quattro minuti dal suo ingresso in campo, arriva il suo regalo di addio ai suoi compagni di squadra. La ciliegina sula torta, di una stagione ricca di soddisfazioni. I rossoneri, con dentro Balotelli e Mauri, non si danno però ancora per vinti e spendono gli ultimi dieci minuti del match per prendere d’assedio la porta difesa da Neto. Dieci minuti di agonia per la Juve, prima di assaporare l’undicesimo successo in Coppa: due piazzati dal limite e un tiro di Josè Mauri che scheggia il palo. Sulla conclusione dell’ex giocatore del Parma si spengono ufficialmente i sogni d’Europa di una squadra, che al contrario di quella vista nell’ultima parte di stagione, ha giocato con grande orgoglio e dignità. Il Sassuolo quindi si prende la sua Europa League, sicuramente meritata sul campo più del Diavolo. La società rossonera invece starà lontano dalle coppe europee per un altro anno, il terzo consecutivo. Il digiuno più lungo nell’era Berlusconi. La Juve cannibale e feroce si aggiudica la Coppa per il secondo anno di fila e centra un doppio doblete storico, che va a sommarsi allo strepitoso filotto di vittorie nel girone di ritorno, al record di Gigi Buffon e al quinto sigillo consecutivo in campionato. Una squadra nata per sfondare ogni record.

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