balene
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Esiste un tesoro di incommensurabile bellezza nel triangolo di mare compreso tra Francia, Liguria, Toscana e Sardegna.

Qui, più che altrove, è possibile avvistare delfini, balene,tartarughe e capodoglim che si muovono lenti e sinuosi in queste acque, divenuto ormai il loro habitat naturale.

Tanto che, ormai, i Paesi che vi si affacciano hanno stretto un accordo per sancire l’esistenza di un “santuario dei cetacei”, diventato così area protetta.

Ma c’è anche un altro tesoro che non ha nulla a fare con tanta bellezza, e che secondo una società norvegese, potrebbe trovarsi proprio in prossimità di questi fondali: gas e petrolio.

Il Paese scandinavo vorrebbe cercarli in un’area che si estende per circa 20.000 chilometri quadrati, dalle coste della Corsica sino alle acque antistanti il Golfo di Oristano, a circa 24 miglia dalla Sardegna.

Un’intrusione che potrebbe compromettere l’ecosistema marino, quello interessato dalla ricerca e quello confinante. Ad allarmare non è solo la richiesta ma anche il metodo che la società vorrebbe adottare nell’indagine; si chiama airgun, tradotto bombe di aria compressa sparate ripetutamente nei fondali, con una intensità sonora che può raggiungere i 260 decibel.

In soldoni praticamente come se la popolazione di quelle acque fosse vittima di un terremoto. La potenza di quei suoni risulterebbe, infatti, soltanto inferiore all’effetto che in natura possono avere sismi e vulcano sottomarini.

Un cataclisma innaturale che, secondo gli esperti, rischierebbe di compromettere la permanenza dei cetacei, se non la loro stessa esistenza.

Nonostante le rassicurazioni norvegesi sulle distanze delle operazioni dall’area marina protetta, le istituizioni francesi e sarde si sono unite per chiedere alle autorità preposte di vietare l’operazione e lasciare che questa parte di mondo marino continui a regalare questo spettacolo naturale.

 

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