Copertina di Infatuazione: Saudade, di Almeida Júnior

Dare una forma alle proprie riflessioni ed ai propri pensieri, scegliendo accuratamente quella più musicale e meno banale attraverso il verso. Torna a raccontare le sue riflessioni così Gianfranco Longo con Infatuazione. L’olocausto della memoria europea, l’abiura della democrazia, quarta parte del poema Cantico di lode, tra i protagonisti di Tempo di Libri, la Fiera Internazionale dell’Editoria che ha animato Milano dall’8 al 12 marzo.

L’autore ce lo racconta così: “Perché ho voluto riprendere la tradizione italiana del poema? Perché il verso induce a riflettere su un concetto, su una porzione di storia presente o passata, ci conduce per sentieri della nostra coscienza che ritenevamo a torto del tutto narcotizzati o addirittura inesistenti.”

Ad accoglierci in copertina, prima di perderci nei sentieri dei versi, un dipinto del pittore brasiliano Almeida Júnior, che contiene in sé un gioco di parole in dialogo con il titolo: una donna in abiti scuri è affranta mentre contempla in lacrime una carta, parola che in portoghese vuol dire anche lettera. La lettera è oggetto della sua saudade, della nostalgia, filo conduttore della riflessione. Quella a cui fa riferimento Longo è la nostalgia per una memoria ormai persa.

Sin dalle prime battute di Infatuazione è possibile trovare una critica all’Europa in quanto istituzione politico-monetaria. L’autore muove una critica al fanatismo europeo, vale a dire alla difesa strenua dell’Europa senza una riflessione critica, in grado di individuarne punti di forza e di debolezza e consentirle un’evoluzione. Quel che si augura è un recupero della vera Europa, che si basi non sulla concorrenza economica dei Paesi membri, ma sul concetto di condivisione che riguardi prima di tutto la sfera culturale.

Nella riflessione di Longo la nostra società viene letta come il prodotto della generazione del ’68. La non conoscenza dei fatti storici, e dunque delle radici dell’Italia e dell’Europa, genererebbe il pasoliniano “penitenziario del consumismo”, una realtà in cui ai giovani viene dato tutto, tranne il testimone della memoria.

Per l’autore la generazione del ‘68 ha dunque la grande colpa di aver rieducato le giovani generazioni, portandole alla rimozione di un passato ingombrante. Tra i risultati di questa operazione culturale ci sarebbero particolari letture di alcuni momenti storici, come i totalitarismi o altre situazioni luttuose che si sono verificate sul territorio dell’attuale Europa. Ed oggi il nostro problema è quello della rieducazione. L’infatuazione del titolo è in realtà sinonimo di un accecamento che porta a preferire molteplici verità alla conoscenza dell’unica realtà storica.

“Recuperare i sentieri della nostra coscienza è respingere l’assedio di forme di strozzinaggio culturale, forme appunto che ci conducono all’inebetimento interiore ed alla rimozione di noi stessi dalla realtà del presente, ricattandoci con pseudo novità a loro volta imposte da uno sviluppo disordinato e caotico dell’economia nella sua monetarizzazione delle sorti individuali. Si tratta di un gioco subdolo, portato avanti da un assalto politico-economico alla storia che deve lasciarci lontano dalla presenza di noi stessi. Il verso poetico recupera la dimensione della nostra attualità, proprio perché ci rivaluta come uomini e cittadini, come donne, cittadine e combattenti alla difesa della storia individuale e collettiva, che politica finanziaria e monetarizzazione delle sorti vogliono vanificare”.

Con i versi di questo poema l’autore prova a fare un omaggio ai settant’anni della nostra Costituzione, per ricordare che è viva ogni volta che si cerca di attuarla e non lasciandola in posizione defilata, come se fosse solo un ricordo nostalgico. Ed ecco che ritorna la saudade, la nostalgia della copertina.

Il profondo intento dell’autore dell’opera è ricordare anche il settantesimo anniversario della fondazione dello stato di Israele letta come reazione rispetto a quello che è accaduto nell’Europa del Nazismo e del Fascismo ed esulando dalla complessa riflessione su quel che è accaduto e accade in quei territori/che esula dalla riflessione sulle evoluzioni politiche successive. Longo definisce Israele “simbolo dell’olocausto della memoria europea”.

Gianfranco Longo, docente di Teoria generale del diritto e Filosofie, diritti e religioni del Medio ed Estremo Oriente presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Autore di poemi dal contenuto impegnativo e profondo, Longo è vincitore nel 2016 del Primo Premio al concorso nazionale di poesia edita “Bari città aperta” con il poema Empireo. Dio, i cori angelici e il fondamento blu della creazione (Mimesis, Milano 2016), ed è stato insignito del Premio Internazionale Sarnelli 2016, per i suoi studi giuridici e filosofici e per il poema Cantico di lode, di cui Infatuazione è la quarta parte. Per questa sua ultima pubblicazione esprime profonda gratitudine alla Wip edizioni nella persona di Stefano Ruocco per la cura e la sensibilità con cui lo ha aiutato a portare avanti questo suo progetto.

 

Autore: Gianfranco Longo

Titolo: Infatuazione

Edizione: 2018

Collana SpazioTempo

Casa Editrice: WIP Edizioni

Prezzo: € 10,00

 

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