Reggio Calabria, al Pronto Soccorso non gesso per fratture, solo cartone

Un ospedale al collasso saltato agli onori della cronaca ormai da tempo. Ma ora è davvero emergenza. Vietato fratturarsi una gamba o un braccio dopo le ore 20.00. Succede a Reggio Calabria, dove chi si presenta in ospedale dopo il tramonto trova il reparto di ortopedia chiuso per mancanza di personale e deve accontentarsi dell’accesso al pronto soccorso, dove però manca tutto: sala gessi, tutori e bendaggi. E allora ecco che per immobilizzare i pazienti medici ed infermieri usano pezzi di cartone fermandoli con cerotti e garze, con l’invito a presentarsi il giorno successivo presso il reparto di competenza per essere medicati come per prassi.

La denuncia arriva da pazienti e personale del reparto all’Associazione dei Medici Ospedalieri della Calabria, la NAO, alla quale è seguita conferma da parte dei medici della struttura ospedaliera. E il grido di allarme proviene proprio da loro, da chi da tempo è costretto a lavorare, facendo i conti con le tante precarietà, in questa struttura commissariata con un buco che si aggira sui 100mln di euro e di conseguenza la necessità di contenere e ridurre quotidianamente le spese. Non si dimentichi neanche che l’ospedale, quello di Reggio Calabria, è nato per la città e i suoi 200mila abitanti, ma nel tempo si è trasformato nell’unico punto di riferimento per l’intera provincia popolata da 750mila abitanti.

 

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