Abstract:  “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” è il tema principale, il filo conduttore che attraverserà gli eventi di EXPO 2015. La fiera internazionale dell’alimentazione rappresenterà un’occasione per confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni nel nostro mondo: se da una parte c’è chi soffre la fame (circa ottocento milioni di persone), dall’altra c’è chi muore per patologie correlate alla cattiva alimentazione e all’obesità (almeno trecento milioni). La costante e crescente attenzione posta alla ricerca della qualità e della sicurezza degli alimenti, ha richiamato in ballo la “Questione OGM”, in particolar modo come strumento tecnologico finalizzato a risolvere il problema della fame nel mondo. Tuttavia, alle incredibili potenzialità di una tecnologia in crescita, si affiancano i dubbi e le incertezze riguardo alla sicurezza degli alimenti OGM, gli effetti sull’uomo e sull’ambiente.
La tecnologia degli Organismi Geneticamente Modificati rappresenta il punto di approdo di un processo evolutivo e tecnologico lungo millenni. In biologia, con il termine evoluzione, s’intende il progressivo e ininterrotto accumularsi di modificazioni successive, fino a manifestare, in un arco di tempo sufficientemente ampio, significativi cambiamenti morfologici, strutturali e funzionali negli organismi viventi. Se nei suoi primi passi sulla Terra, l’uomo si è limitato a cacciare e a raccogliere frutti e bacche, l’osservazione di come una pianta, o un animale nasca, cresca e si riproduca, ha permesso, con il tempo di intervenire sulla diffusione delle stesse specie viventi. L’uomo agricoltore e allevatore, ha con il passare della storia, selezionato alberi e piante che potessero dare frutti più buoni, più grandi, più numerosi, cresciuto animali più fecondi, più forti, ha creato incroci, estinto specie. Dalla sua testolina, l’uomo ha partorito idee geniali che hanno messo la natura al suo servizio.
Nessuno avrebbe però immaginato che in un isolato monastero ceco, nel corso del XIX secolo si sarebbero gettate le basi per la rivoluzione scientifica ottenuta con l’ingegneria genetica. Il monaco agostiniano Gregor Mendel ebbe la formidabile idea di applicare per la prima volta lo strumento matematico, in particolare la statistica e il calcolo delle probabilità, allo studio dell’ereditarietà biologica. Nasceva così la figura del botanico. Il concetto innovativo da lui introdotto afferma che alla base dell’ereditarietà biologica vi sono agenti specifici contenuti nei genitori, che identificò con il termine di “caratteri determinanti ereditari”.

Circa un secolo dopo, i due ricercatori James Watson e Francis Crick,identificarono la molecola alla base del tutto: il DNA. Il DNA (acido desossiribonucleico) è una complessa molecola costituita da una lunghissima sequenza di unità fondamentali, definite nucleotidi. L’alternarsi del numero e del tipo dei nucleotidi caratterizza le specie viventi e le differenze tra i membri della stessa specie. Determinate sequenze nucleotidiche identificano quello che Mendel aveva chiamato “carattere determinante ereditario”, e che oggi chiamiamo col termine “gene”. I geni codificano per un prodotto, che nella maggior parte dei casi, è una proteina. Con questi semplici concetti è facile capire che, modificando la sequenza dei nucleotidi nella catena del DNA, posso modificare un gene e quindi ottenere un prodotto genico a mio piacimento. Posso così far produrre a una determinata cellula e quindi, successivamente, a piante e animali una particolare proteina. Questo è ciò che l’ingegneria genetica ha cercato di fare a partire dal 1953, anno della scoperta del DNA. Il discorso diventa molto più complicato se si considerano le dimensioni delle molecole con cui si ha a che fare (una molecola di DNA è larga 2,2 nanometri, il nanometro è la miliardesima parte del metro) e il numero di nucleotidi coinvolti (il doppio filamento di DNA umano possiede circa sei miliardi di nucleotidi). Il Progetto Genoma Umano, progetto di ricerca scientifica internazionale avviato negli anni novanta, ha avuto come obiettivo la determinazione della sequenza dei nucleotidi che formano il DNA e l’identificazione dei geni umani, dal punto di vista sia fisico sia funzionale. I risultati ottenuti nel 2003 hanno permesso di capire che il gene non è una sequenza di DNA immutabile, ma è altamente versatile e questa caratteristica è a sua volta determinata dalla particolare regolazione che ha l’espressione del gene stesso. Il concetto della regolazione dell’espressione di un gene è stato fondamentale per comprendere come mai un gamberetto non sia più intelligente di un uomo nonostante possieda più cromosomi (254 contro 46).
Un organismo geneticamente modificato (OGM) è un organismo il cui materiale genetico è stato alterato utilizzando tecniche di ingegneria genetica. Le modificazioni genetiche comprendono la mutazione, la delezione o inserzione di un gene. I geni inseriti provengono generalmente da altre specie viventi.
In un certo senso, l’ingegneria genetica ha consentito all’uomo di giocare a essere Dio.
A oggi, soprattutto nel Bel Paese, si è cercato di ritornare allo slow food, alla coltivazione biologica, senza un particolare intervento dell’uomo nella crescita del prodotto; non è pertanto difficile incontrare persone che non vedano di buon occhio il concetto OGM. In realtà siamo già invasi di prodotti o derivati ottenuti da organismi geneticamente modificati. L’ingegneria genetica è stata ampiamente applicata in tre fondamentali settori:
Medicina e farmacologia: terapia del diabete mellito (insulina), del nanismo, dell’anemia, dell’enfisema polmonare, cicatrizzazione delle ferite, trattamento delle ulcere, terapia del dolore, dissoluzione di trombi e coaguli, farmaci antitumorali, antivirali e per il trapianto;
Ambiente: produzione di sostanze biologiche, sonde e batteri che consentono di rilevare, quantizzare e demolire sia i contaminanti chimici (erbicidi, fungicidi, insetticidi), sia i contaminanti biologici (virus, batteri, funghi patogeni);
Agroalimentare: ottenimento di piante che esprimano nuove caratteristiche quali resistenza ai patogeni, tolleranza agli erbicidi, miglioramento delle caratteristiche nutrizionali, aumento della conservabilità.
Le potenzialità dell’ingegneria genetica sono virtualmente illimitate; hanno e possono ancora migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dell’uomo.Che cos’è che ci spaventa, allora, degli OGM?

C’è ampio consenso in ambito scientifico nel ritenere che i cibi OGM non presentino rischi maggiori di quanti presentino i normali cibi. Non esistono, infatti, studi o report recenti che documentino un qualche danno alla popolazione; ciononostante, la maggior parte dell’opinione pubblica ritiene che gli OGM in ambito agroalimentare possano avere potenziali rischi per l’ambiente e per la salute degli esseri viventi. Questa attitudine negativa nei confronti degli organismi geneticamente modificati ha avuto origine negli anni settanta, quando, effettivamente, si ritenevano immature le conoscenze in ambito genetico per poterle applicare in campo medico, farmacologico e agroalimentare. Tuttavia, da allora, gli scienziati hanno compiuto passi da giganti e i progressi in ingegneria genetica hanno gettato le basi per consentire un’ampia diffusione della tecnologia OGM in un prossimo futuro. Coloro che ritengono che l’intervento dell’uomo sulla natura sia deleterio per sé e per l’ambiente, dovrebbero ricordare che, grazie ai recenti progressi compiuti in ambito medico e agroalimentare, l’aspettativa di vita e l’altezza media sono aumentate di venti anni e 10 cm rispettivamente, solo negli ultimi sessant’anni. L’impatto della tecnologia sull’alimentazione è ancora maggiore se si considera la riduzione dell’incidenza del tumore allo stomaco: nel 1930 il carcinoma dello stomaco era la causa più comune di morte per cancro nel mondo occidentale. A oggi l’incidenza dell’adenocarcinoma gastrico si è ridotto dell’85%, suggerendo una responsabilità dei fattori ambientali e alimentari. A sostegno di questa tesi, gli studi dimostrano che l’incidenza di carcinoma gastrico negli immigrati di seconda generazione è simile a quella del loro nuovo paese di residenza. Una possibile spiegazione è la riduzione del consumo di cancerogeni alimentari, un minore uso di sostante disinfettanti, diserbanti, insetticide nocive, la notevole disponibilità di refrigerazione. In più, l’aumento dell’assunzione di vegetali a foglia verde e di agrumi, contenenti maggiori quantità di vitamina C e E, ha ulteriormente ridotto l’incidenza del tumore allo stomaco.

La Commissione Europea per la Ricerca e l’Innovazione ha avviato il programma ENTRANSFOOD, che svolgesse uno studio meticoloso sulla pericolosità degli OGM; nel 2010 la commissione ha fornito il report affermando che:” la principale conclusione da trarre dagli sforzi di oltre 130 progetti, che coprivano un periodo di più di venticinque anni con 500 gruppi indipendenti di ricerca, è che l’ingegneria genetica e, in particolar modo gli OGM, non sono di per sé più nocivi degli alimenti prodotti con tecnologie non OGM.”
Rimane, tuttavia, aperta la questione della salvaguardia della biodiversità; la maggior parte degli ambientalisti afferma che l’immissione di piante geneticamente modificate in un contesto naturale, rappresenterebbe una forma di “concorrenza sleale” nei confronti delle piante autoctone, dimenticando che , da quando è sulla Terra, l’uomo ha fatto di tutto per ottenere il miglior risultato con il minore sforzo (selezionando quindi le specie più adatte alla coltivazione o all’allevamento). Gli OGM, geneticamente costruiti per resistere alle intemperie o ai parassiti spiazzerebbero dal mercato le colture più deboli, aumentando ulteriormente il divario economico tra piccoli produttori e aziende multinazionali. Più che un’ipotesi scientifica, sembrerebbe un’ipotesi complottistica e fantascientifica. Chi non vede la questione OGM di buon occhio, considera l’ingegneria genetica una sciagura e non un’opportunità: nel peggiore dei quadri delineabili, le maggiori società multinazionali sarebbero padroni del cibo dell’intero pianeta e continuerebbero ad arricchirsi alle spalle del terzo mondo, costretto ad accaparrarsi le briciole del mondo occidentale. Io, personalmente, non la vedo così: l’ingegneria genetica è uno strumento che può ulteriormente migliorare la prospettiva di vita, abbattendo il divario tra mondo occidentale e terzo mondo, risolvendo problemi quali le malattie, l’inquinamento e la fame nel mondo. I pessimisti, a loro volta, potrebbero considerare questa idea un’utopia. Effettivamente, la verità è sempre nel mezzo: l’ingegneria genetica è uno strumento con potenzialità illimitate, così come l’energia nucleare o l’intelligenza artificiale e proprio per questo può portare a risultati estremamente positivi, così come negativi. Tocca alla comunità scientifica e agli organi politici stabilire quali sono i limiti etici e legali di impiego di queste tecnologie.Come diceva lo zio Ben in Spiderman:” Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità.

Nel 2008, nel mondo intero, sono stati coltivati oltre 125 milioni di ettari di piante geneticamente modificate, soprattutto mais e cotone. Oltre la metà di queste coltivazioni si trovano negli Stati Uniti, mentre ben l’87% di esse è presente nel continente americano. Il 99% delle coltivazioni transgeniche sono concentrate in pochi paesi: USA, Canada, Argentina, Brasile, Paraguay, India, Cina e Sud Africa. In alcune nazioni europee come Francia, Germania, Portogallo, Spagna, Repubblica Ceca e Romania è permesso coltivare piante OGM, mentre in altre, Austria e Grecia, è vietato.image

L’Italia, in quanto stato membro dell’Unione Europea, ha l’obbligo di recepire le Direttive comunitarie e di ottemperare i regolamenti. Di conseguenza non è possibile limitare l’importazione di prodotti OGM autorizzati a livello europeo né vietarne la coltivazione se non per motivazioni scientificamente supportate. Il D. lgs. n279/2004 assicura la coesistenza fra colture transgeniche, convenzionali e biologiche, in una “cornice” e secondo criteri finalizzati a garantire la non contaminazione dei diversi generi. La legge si colloca, in modo comunque innovativo, nel solco dell’approccio europeo alla materia, essenzialmente incentrato su due aspetti: i potenziali rischi per l’ambiente e la salute umana e il diritto a una scelta consapevole da parte dei consumatori e degli agricoltori. Occorre comunque tenere presente che le direttive UE hanno attivato numerose procedure di autorizzazione che, una volta concluse, aumenteranno certamente il numero di sementi OGM autorizzate. Appare, dunque, sempre più importante etichettare gli OGM, distinguendoli chiaramente dai prodotti ottenuti dall’agricoltura convenzionale e biologica, e ciò al fine di tutelare il diritto del consumatore a una scelta informata. All’interno del dispositivo normativo viene, inoltre, sancito il principio che le colture debbano essere praticate senza che, l’esercizio dell’una, possa compromettere lo sviluppo delle altre.
In Italia è in vigore il divieto temporaneo, molto voluto da associazioni di produttori, consumatori e ambientalisti, che vieta la coltivazione dell’unico OGM autorizzato per la coltivazione in Europa, il mais MON 810. Va notato comunque che, anche se attualmente non ci sono coltivazioni OGM in Italia, non significa che sia un Paese OGM free. Infatti, la gran parte dei mangimi utilizzati negli allevamenti italiani, ad esclusione di quelli biologici, è prodotta a partire da soia e mais geneticamente modificati importati da USA, Canada e America Latina.
L’analisi dello stato attuale delle conoscenze sui rischi relativi all’impiego di OGM è stata oggetto di una monografia realizzata da Treccani che rileva come, in campo farmaceutico e industriale, gli Ogm siano ampiamente accettati, ma “molto meno accettate sono le applicazioni agroalimentari, soprattutto perché i benefici per i consumatori risultano poco evidenti e il relativo dibattito è guidato da motivazioni di carattere commerciale e politico, più che scientifico. È pur vero che rimangono irrisolte alcune questioni di natura scientifica, ma il problema dell’accettazione degli OGM è sicuramente solo nelle mani della politica, che non ha ancora saputo o voluto affrontare il tema in modo organico e legalmente sostenibile”.

 

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

Harrison, Principi di medicina interna XVIII edizione (2013);

Robbins e Cotran, Le basi patologiche delle malattie, VIII edizione (2013);

Russel P. J., I-Genetica, II edizione Edises (2007);

Karp G., Biologia cellulare e molecolare, V edizione Edides (2015);

http://www.expo2015.org/it;

http://www.ijbs.com/v05p0706.htm;

http://www.treccani.it/enciclopedia/organismi-geneticamente-modificati_%28XXI-Secolo%29/;

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24041244;

http://web.ornl.gov/sci/techresources/Human_Genome/index.shtml;

https://www.wageningenur.nl/upload_mm/5/d/3/3bb78921-cf15-497d-a1d9-ff176d8061de_a5.pdf;

http://ec.europa.eu/research/biosociety/pdf/a_decade_of_eu-funded_gmo_research.pdf;

http://ec.europa.eu/research/index.cfm?lg=en

 

 

 

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