Rimborsi elettorali Lega: quei 49mln di euro che non quadrano

Nella vicenda giudiziaria sulla presunta truffa dei rimborsi elettorali della Lega ai danni dello Stato la Cassazione scrive un nuovo capitolo stabilendo il sequestro di qualsiasi somma di denaro riferibile al Carroccio, ovunque venga rinvenuta fino a raggiungere la somma di 49mln di euro. Cifra che secondo la procura equivale all’intero provento della truffa per la quale nel Luglio 1017 sono stati condannati in primo grado Umberto Bossi e l’ex tesoriere Belsito.

La Suprema Corte, dunque, dà ragione alla Procura di Genova, rinviando al Tribunale del riesame l’ordinanza con la quale i giudici genovesi avevano bloccato il sequestro. Una decisione contestata da Giovanni Ponti, il legale del Carroccio, secondo cui le uniche somme sequestrabili sono quelle trovate sui conti al momento dell’esecuzione della confisca, il 4 settembre, e non quelle depositate successivamente. Interpretazione che però la Cassazione respinge precisando che i soldi al momento del primo blitz potrebbero  non essere stati trovati nei conti.

“Quei 49mln di euro non ci sono -tuona Salvini- posso fare una colletta. Ma è un processo politico che riguarda fatti di 10 anni fa su soldi che non ho mai visto. Siamo l’unico partito che stanno cercando di mettere fuori legge per sentenza giudiziaria”. Intanto la Lega fa sapere che porterà al tribunale di Genova, rigorosamente in monete da 10 centesimi, tutte le offerte raccolte durante il raduno a Pontida e annuncia querele nei confronti di chi parla di soldi rubati dal partito. E se dalle fila del M5S non fioccano commenti è il Senatore Pd, Dario Parrini, a chiedere ai Ministri Salvini e Bonafede di riferire in Parlamento sull’inchiesta.

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