G7, al via il vertice all'insegna della tensione. Occhi puntati sui dazi

Al via nella giornata di oggi a La Malbaie, nel Quebec, il vertice del G7. Secondo dell’era Trump, e banco prova internazionale per il premier italiano Giuseppe Conte, ancora una volta appare destinato ad essere dominato dalle tensioni tra il Donald Trump e gli altri ‘grandi della terra’.

E se a Taormina era stato soprattutto sul clima che si era consumata la frattura, con un comunicato finale che parlava chiaramente di un consenso a sei senza gli Stati Uniti, questa volta a tenere banco sarà la guerra commerciale che Trump ha innescato con suoi storici vicini ed alleati, come appunto il Canada padrone di casa e gli europei, con la sua politica protezionista dei dazi.

Il Manoir Richelieu, il resort che si appresta a ricevere i big in Canada, si presenta come una reggia composta da 405 stanze, 5 piscine, 4 ristoranti, un casinò, un campo da golf e una vista mozzafiato sul fiume San Lorenzo. La presidenza canadese del G7 ha bloccato l’intero hotel dal 27 maggio al 12 giugno, apportando anche modifiche per la sicurezza con un investimento da 460 milioni di dollari. L’area è circondata da una recinzione metallica e ovunque sono disseminate telecamere.

“Il sistema del commercio mondiale non funziona, e la colpa non è di Trump ma dei Paesi che l’hanno fatto fallire”, ha tuonato il consigliere economico di Trump, Larry Kudlow, in un briefing con i giornalisti in vista del G7, in cui ha fatto capire che l’inquilino della Casa Bianca si prepara ad un approccio muscolare nel difendere le sue posizioni al vertice, nella convinzione della loro giustezza. “Credo che sia il riformatore del commercio più potente degli ultimi decenni”, ha detto Kudlow parlando di Trump e precisando che il presidente intende avere colloqui bilaterali, in particolare con il padrone di casa Justin Trudeau e con il presidente francese, Emmanuel Macron, per parlare della questione dei dazi.

Trudeau, alla vigilia del summit che si prevede pieno di tensioni ha riconosciuto che “vi saranno molti colloqui diretti sulle questioni su cui c’è disaccordo”, mettendo appunto il commercio in cima alla lista. “Questo è in fondo quello che è il G7, un’opportunità per amici ed alleati di riunirsi ed avere conversazioni dirette sulle cose su cui non andiamo d’accordo, ma anche sottolineare quello su cui concordiamo e poi procedere”, ha poi aggiunto con toni più concilianti il padrone di casa del vertice. Non è per niente conciliante l’analisi di Mark Agnew, della Camera del commercio canadese che parla “di una tempesta molto grave all’orizzonte per le società canadese”, ricordando che il Canada è il secondo partner commerciale degli Usa dopo la Cina.

La politica protezionistica ed aggressiva di Trump nei confronti dei tradizionali alleati commerciali degli Usa viene ovviamente criticata da esponenti delle passate amministrazioni Usa: “Trump si è scavato una fossa da solo”, ha detto Matt Gold, ex vice assistente del rappresentante Usa del Commercio, sottolineando come il piano del presidente potrà alla fine danneggiare i posti di lavoro che lui ha promesso di creare, facendo aumentare inoltre i prezzi.

Il presidente americano lascerà prima del previsto il vertice e non sarà presente alle sessioni dedicate al cambiamento climatico e all’ambiente. Secondo quanto riferito dalla Casa Bianca Trump partirà domani mattina – diverse ore prima della conclusione dei lavori – direttamente alla volta di Singapore, dove è il programma per il 12 giugno lo storico incontro con il leader nordcoreano Kim Jong Un. “Lo sherpa per il G7 e vice assistente del presidente per gli Affari economici internazionali Everett Eissenstat rappresenterà gli Stati Uniti alle restanti sessioni del G7”, ha precisato la portavoce Sarah Sanders in una dichiarazione.

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