Il voto è finito ma i calcoli ancora no. Alla Camera ci sono 10 seggi contestati e a decidere saranno i giudici della Corte d’Appello.

Ad ogni modo l’istantanea del nuovo Parlamento non presenta sfocature. A Montecitorio 260 deputati sono andati al centro destra, 221 al Movimento 5 Stelle, 112 al centro sinistra e 14 a Liberi e uguali. A Palazzo Madama invece, 135 senatori sono andati al centro destra, 112 al Movimento 5 Stelle, 57 al Pd e 4 a Liberi e Uguali.

Festeggiano il centro destra e i 5 Stelle. I leader guardano ora a Palazzo Chigi. Salvini apre a sinistra per allargare la maggioranza. Di Maio non esclude nessuno, ma ribadisce che «senza il dialogo coi 5 Stelle è difficile che la legislatura parta».

«Il centro destra è la prima formazione politica e questo deve essere determinante per ricevere l’incarico di governo». Lo ha detto Silvio Berlusconi commentando i dati elettorali  in un videomessaggio. Si dice felice per Salvini, conferma il rispetto verso gli alleati e la sua leadership in Forza Italia e aggiunge «sarò il regista del centro destra e il garante della compattezza della coalizione.

Salvini ribadisce di essere pronto a governare senza, però, accordi politici alla vecchia maniera. Nel Pd si consuma la spaccatura tra chi vorrebbe l’accordo con le destre e chi con i 5 Stelle. Renzi che si dimetterà solo dopo la formazione del governo punta a stanare ora i Dem favorevoli a Di Maio.

In vista del direttivo di lunedì il Ministro Calenda ha annunciato l’iscrizione al Pd, Serracchiani si dimette dalla segreteria nazionale e i due governatori Chiamparino e Bonaccini si dicono disponibili per il dopo Renzi.

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