Ennesima bacchettata da parte dell’Unione Europea all’Italia. Questa volta non ci sono sanzioni né richiami ufficiali, ma il rimprovero del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker riguardo all’atteggiamento eccessivamente critico del premier Matteo Renzi: “Renzi ha torto a vilipendere la Commissione a ogni occasione, non vedo perché lo faccia. L’Italia a dir la verità non dovrebbe criticarla troppo” in quanto “noi abbiamo introdotto flessibilità contro la volontà di alcuni Stati membri che molti dicono dominare l’Europa”. E proprio sulla flessibilità il presidente della Commissione Ue rivendica la posizione: “Sono stato molto sorpreso che alla fine del semestre di presidenza italiana Renzi abbia detto davanti al Parlamento che è stato lui ad aver introdotto la flessibilità, perché sono stato io”.

Il comportamento di Renzi è effettivamente autolesionistico e strategicamente suicida. Il potere contrattuale e diplomatico dell’Italia è ormai ai minimi storici e il provocare gli organi sovranazionali non porta benefici al nostro Paese. Certo, questo non significa che l’Italia deve chinare il capo ed essere elemento passivo della Comunità Europea. La critica e l’affermazione dei propri principi sono sintomo di forza e potere. Ma Renzi non possiede né l’uno, né l’altro. Non ha potere, non ha forza e le sue critiche sono sterili e qualunquistiche. Non offrono soluzioni né portano risultati. E Juncker coglie nel segno, sentendosi ancora più legittimato a bacchettare il premier italiano: “L’Italia non dovrebbe troppo criticare la Commissione. Approfitta di tutte le flessibilità introdotte e sono stato sorpreso alla fine della presidenza italiana che Renzi abbia detto al Parlamento europeo che era stato lui ad avere introdotto la flessibilità”. In realtà, ha rivendicato, “sono stato io e non lui, anche se con il suo appoggio. E chi mi ha accompagnato nel convicere i contrari non si esprimeva solo con le lingue del sud, credetemi. Bisogna su questo attenersi alla realtà e alla verità”.

Ma il presidente della Commissione è rimasto sorpreso anche per la riserva espressa dall’Italia riguardo al cofinanziamento per i rifugiati in Turchia. “Non so spiegarla, non sono soldi per la Turchia, ma per i rifugiati siriani in Turchia”, ha ricordato il presidente della Commissione, aggiungendo che “i progetti di integrazione dei rifugiati siriani sono già in corso, ma mancano ancora i tre miliardi”.

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