Il presidente del Consiglio, citando uno studio di Bankitalia, ha infatti messo in luce come le misure varate venerdì scorso potrebbero portare ad una crescita del Pil pari al 5% nei primi tre anni e dell’11% sul lungo periodo. Il condizionale è d’obbligo perché, così come ricordato dallo stesso Monti, “è uno studio” e quindi è difficile “fare previsioni quantitative”.

 

“Siamo ben coscienti che le riforme che stiamo facendo chiedono un contributo importante da parte dei settori interessati – ha confessato Monti – ma in questo momento tutti gli italiani stanno facendo degli sforzi”.

 

Tuttavia, secondo quanto dichiarato da Carlo Cottareli, direttore del dipartimento degli Affari di bilancio dell’Fondo Monetario Internazionale, l’Italia  “non ce la può fare da sola”. Parole che se in un primo momento sembravano fare il paio con quelle di ieri del presidente dell’Fmi Christine Lagarde che aveva annunciato come “Italia e Spagna potrebbero essere esposti a una crisi di solvibilità”, in seguito sono state smentite dallo stesso Cottareli.

 

Certo è che l’Eurozona, anche a causa della crisi italiana, vivrà una “moderata recessione”, almeno nella prima metà del 2012. E’ stato il commissario europeo agli Affari Economici Olli Rehn a dirlo al termine dell’Ecofin, rivelando altresì che la ripresa si avrà soltanto a partire dalla seconda metà del 2012.

 

Importanti dunque le intese raggiunte ieri nella riunione dell’Eurogruppo: se da un lato è ormai pronto il Trattato per la creazione dello European Stability Mechanism, l’Esm, un fondo da 500 miliardi di euro, che potrebbe crescere fino a 750 secondo la Germania, dall’altro sono state definite le regole con le quali i paesi con rapporto deficit/Pil superiore al 60% (vedi Italia) potranno rimettersi in regola  attraverso una riduzione del 5% annuo.

 

Capitolo Grecia: Atene sta continuando l’opera di negoziazione con i creditori privati per una ristrutturazione del debito basata su una riduzione del 50% del valore nominale, la parte cioè sulla qual vengono calcolati gli interessi, delle obbligazioni contratte dalla Grecia.

 

Ad ogni modo, perché l’Europa possa procedere con il piano d’aiuti per il Paese ellenico, ci sarà bisogno che i partiti politici si impegnino a sostenere il piano d’aiuti organizzato da Fmi e Ue. È stato Olli Rehn a sottolinearlo, aggiungendo che è “chiaro ed evidente che serve un impegno tangibile da parte di tutte le forze politiche in Grecia, in modo tale che ci sia un sostegno netto al nuovo piano”.

 

Angelo Fischetti

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