Inizialmente la correzione doveva essere di 18 miliardi, pari all’1,2 per cento del Pil. Ma gli analisti del settore, l’Ocse in testa, hanno fatto capire che l’anno prossimo il Pil scenderà di mezzo punto percentuale, che sarà necessariamente messo sul nostro conto. Nuvole minacciose si addensano anche sul 2013, scadenza indicata da Monti per raggiungere il pareggio di bilancio, prossimo a diventare legge costituzionale.

Molto dipenderà dallo spread, la differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, presi come riferimento in quanto considerati i più affidabili. Lo Stato si trova ad offrire, e ben presto a pagare, grandi quantità di buoni del Tesoro con interessi altissimi. Tutti debiti da restituire, considerando che per ogni punto di interesse in più la spesa aumenta di 4 miliardi.

Sul piano interno si metterà mano alle tasche degli italiani in tutti i modi possibili. Bloccando l’adeguamento delle pensioni all’inflazione, ad esempio, ma anche rendendo più pesanti le aliquote Iva. E poi c’è la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, preannunciata da Monti appena diventato premier. All’orizzonte la fine della crisi economica sembra ancora lontana.

Vincenzo Drago

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