Il ministero dell’Economia ha reso noto che, per effetto del Decreto del Presidente della Repubblica numero 122 emanato lo scorso settembre ed entrato in vigore il 9 novembre, gli impiegati della scuola che nell’anno appena trascorso hanno usufruito dello scatto stipendiale dovranno restituire il denaro percepito attraverso una decurtazione di centocinquanta euro mensili. Oltre a essere privati degli scatti stipendiali, il corpo docente e i collaboratori scolastici dovranno rinunciare anche al rinnovo del contratto collettivo di lavoro. Dunque alla nota diffusa lo scorso 27 dicembre, in tempo di panettone e cotechino, il dicastero di Saccomanni ha dato seguito con i fatti.

La situazione, ridicola poiché ha per protagonisti coloro che incarnano l’emblema dell’impiego pubblico sottopagato e supertassato, ha rasentato la farsa nel momento in cui si è arricchita delle rimostranze giunte da un altro ministero, quello dell’Istruzione. Il ministro Carrozza ha infatti annunciato su Twitter:  «Ho chiesto al ministro Saccomanni di sospendere la procedura di recupero degli scatti stipendiali per il 2013». Peccato che da via XX settembre sia arrivato un commento piccato e ironico, evidentemente sarcastico nei confronti di tale scatto (questa volta di orgoglio): «Non dipende dal Tesoro, è un atto dovuto. Se il Miur riesce a trovare dei risparmi nell’ambito del suo dicastero per derogare al blocco degli scatti, il governo a quel punto potrà erogare gli scatti».

Auspicando che gli scambi di opinione tra coloro che decidono le sorti dei cittadini avvengano nel chiuso di un Consiglio dei ministri e non sui social network, è davvero deprecabile questo comportamento del “tornare sui propri passi”, dare e poi riprendere, a distanza di tempo. Una volta si diceva che i diritti acquisiti non si toccano: legittimare questa pratica, non nuova al Governo italiano, del cambiare idea a cosa ormai fatte, equivale a togliere ogni certezza ai cittadini. Quanto manca al prelievo forzato dai conti correnti della tredicesima del 1998?

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