Il consiglio Ecofin, in cui era presente per l’Italia il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, ha dunque posato la prima pietra per quella che viene definita la più importante riforma europea dai tempi dell’introduzione dell’Euro. La prima fase, che inizierà il suo corso già nel 2014, prevede una prima verifica da parte della Banca Centrale Europea della solidità delle principali 130 banche europee. Un controllo che negli anni successivi diverrà più articolato e affidato a un organo specifico, che in caso di vera e propria crisi di un istituto di credito deciderà se accompagnarla verso uno smantellamento “morbido” o verso il salvataggio.

I possibili meccanismi di salvataggio ideati sono molteplici, alcuni già potenzialmente attivabili in tempi rapidi, a fronte di altri che invece impiegheranno diversi anni per entrare in regime. A lungo termine è ad esempio il Srf , un fondo speciale che verrà incrementato gradualmente in dieci anni grazie a regolari versamenti da parte delle singole banche europee. In questi dieci anni, eventuali istituti di credito in crisi potranno ricorrere o ai fondi di salvataggio nazionali, sempre a carico delle banche, o al cosiddetto “paracadute” contenuto nell’accordo sull’unione bancaria.

Questo “paracadute” sarà eventualmente finanziato tramite prelievi dal fondo comune europeo anticrisi Esm, già operativo da qualche anno, e potrebbe unirsi a una serie di aiuti privati, che si concretizzerebbero nell’acquisto di una quota di perdite dell’istituto di credito in crisi. La speranza è che questa volta dal salvataggio delle banche possa derivare in maniera diretta anche un salvataggio delle imprese e del lavoro, con un allentamento del “credit crunch”, la chiusura dei rubinetti del credito.

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