La vicenda riguarda migliaia di famiglie italiane, che come accade spesso nel Belpaese, si sono viste cambiare le carte in tavola fuori tempo massimo. Si tratta di chi vive negli alloggi di proprietà di questi enti, spesso da una vita e in una situazione caratterizzata da una grande incertezza sul proprio immediato futuro come conduttori dei contratti di affitto di questi alloggi o di possibili futuri compratori. Si tratta di famiglie del ceto medio – nel migliore dei casi – che per decenni hanno curato a loro spese la manutenzione di case spesso fatiscenti, situate in zone periferiche e abbandonate dalla proprietà, fiduciose di poterne acquisire la proprietà con le agevolazioni previste dalla legge 410 del 2001, che regola i criteri per calcolare un giusto prezzo di vendita degli alloggi.

Ma la situazione gestionale dei vari enti si è assai differenziata nel tempo per le diverse normative che hanno dato agli enti configurazioni giuridiche differenti suddividendoli, per l’appunto, in enti previdenziali pubblici ed in enti previdenziali privatizzati, malgrado una recente sentenza del Consiglio di Stato – del novembre 2012 – abbia sottolineato il carattere pubblico delle finalità di tutti gli enti previdenziali i quali sono in ogni caso parte integrante del conto economico dello stato secondo quanto stabilito dall’Istat.

Il problema centrale, sono le condizioni per la vendita da parte degli enti degli alloggi alle famiglie conduttrici e dei rinnovi contrattuali per l’affitto.
 Per quanto riguarda il patrimonio degli enti previdenziali pubblici – soprattutto INPS – le dismissioni del patrimonio abitativo sono state condotte dal 2001 in poi sulla base della legge 410 del 2001, grazie alla quale è stato venduto circa il 90% del patrimonio abitativo con una sostanziale soddisfazione dei cittadini e con un consistente rientro economico per l’Inps e per gli altri Enti.
 Tuttavia, dopo lo scioglimento della “SCIP 2”, una quota residua di alloggi – circa 15 mila – sono stati reimmessi nel patrimonio diretto di INPS ma mai più venduti in quanto l’Istituto attende indicazioni formali dai Ministeri preposti alla vigilanza del suo operato, Economia e Welfare.

Gli inquilini attendono di poter comprare – avendo peraltro manifestato l’intenzione per iscritto su richiesta dell’INPS di vari anni orsono – alle stesse condizioni previste dalla 410 che ha regolato le precedenti vendite.
 Ma tutto è fermo e la sensazione che si va diffondendo, non del tutto astratta, è che si voglia modificare le modalità di vendita e passare attraverso un soggetto finanziario – una SGR – che naturalmente non potrebbe facilmente procedere ai sensi della 410 ma venderebbe gli alloggi a prezzo di mercato, di fatto rendendo impossibile l’acquisto agli attuali inquilini.

Situazione più complessa è quella delle famiglie titolari di alloggi di vari enti previdenziali privatizzati (ENASARCO, ENPAIA, ENPAM ed altri ) e delle Casse (architetti, geometri, notai, ragionieri ed altre), dato che alcuni Enti hanno provveduto a sottoscrivere accordi con le organizzazioni maggiormente rappresentative dell’inquilinato (ENASARCO) per abbattere i prezzi di una certa percentuale e adottare misure di tutela delle famiglie rientranti in condizioni di particolare disagio. Altri Enti si sono invece affidati a Fondi immobiliari che non tengono conto di alcuna forma di tutela ma dismettono a prezzi di mercato incompatibili sia con le disponibilità delle famiglie sia con le condizioni stesse degli immobili spesso vecchi e fatiscenti.

Peraltro anche nell’ambito ENASARCO le crescenti difficoltà di accesso al credito per i mutui, una permeante perplessità sulle stime dei valori di partenza degli alloggi e le notizie pubblicate sui giornali sulle recentissime vicende che riguardano l’ente circa presunte perdite finanziarie generate dall’acquisto di titoli e derivati, non fanno ben sperare e fanno temere azioni speculative.

La spinosa questione è ora nelle mani del Governo, che nei limiti del possibile dovrà trovare il modo di evitare un’ennesima ingiustizia sociale paragonabile a quella degli esodati. L’ennesimo pasticcio all’italiana.

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