Ne è una prova la vittoria Enzo Bianco, Pd, a Catania con 50,62% (“questa città ha voltato pagina” ha commentato a caldo) contro il 36,62% riportato dal sindaco uscente del centrodestra, Raffaele Stancanelli. C’è stata poi la quasi vittoria di Felice Calabrò, sempre del Pd, a Messina con il suo 49,9% di consensi, che se la dovrà comunque vedere al ballottaggio con la sorpresa Renato Accorinti sostenuto dalla lista civica No Ponte, fermo al 23,88%.

A Ragusa invece si contenderanno la poltrona di sindaco Giovanni Cosentini, Pd, forte del suo 29,34%, e il pentastellato Federico Piccitto con il 15,34%, unico candidato a cinque stelle a essere rimasto ancora in corsa. Infine nell’altro capoluogo siciliano, Siracusa, si scontreranno Giancarlo Garozzo del centrosinistra ed Ezechia Paolo Reale, sostenuto da alcune liste civiche e da una sola parte del Pdl, che aveva come secondo candidato Edy Bandiera, fortemente voluto dall’ex ministro Stefania Prestigiacomo, terzo con l’8%.

Dunque è andata bene per il centrosinistra, mentre è letteralmente crollato il centrodestra che finora aveva avuto nella Sicilia, come dimostrato ancora dalle elezioni di febbraio, una roccaforte. Delude il MoVimento 5 Stelle, dopo l’ottimo 18% delle regionali dell’ottobre scorso e l’ancor più strabiliante 31% delle nazionali, che in ben 3 capoluoghi su 4 non è nemmeno riuscito ad entrare in consiglio regionale, avendo ottenuto meno del 5% necessario.

In ogni caso, come già si era verificato nel resto d’Italia, anche in Sicilia l’astensionismo è stato alto, anche se leggermente più lieve rispetto alla media, dato che si è recato alle urne solo il 66,07% dei siciliani. Va inoltre segnalata l’estrema lentezza con cui si sono svolte le operazioni di spoglio delle schede che ha provocato una certa incertezza iniziale nell’analisi di questa tornata di elezioni amministrative.
Pierpaolo Favia

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