Iniziative come quella di Milano di ieri, ha spiegato il ministro Kyenge, hanno un importante valore morale e simbolico, ma devono essere solo un inizio. «È la società che ce lo chiede», chiarisce il ministro, per «dare risposta ai 200 bambini che sono qui, ai 34mila che sono a Milano, al milione che sono in Italia e che ancora aspettano». Una serie di provvedimenti, dunque, che favoriscano l’integrazione e rimuovano lo status di clandestino, in un contesto sociale in cui, ha proseguito la Kyenge, «il meticciato è già realtà, è la fotografia del Paese», un Paese in cui è importante far capire che «le differenze sono una risorsa e non devono far paura».

Parole e intenti che non lasciano spazio a dubbi ma che allo stesso tempo non trovano d’accordo tutti. È proprio di questi giorni, infatti, l’iniziativa promossa dal gruppo consiliare milanese della Lega Nord “Clandestino è reato”, e proprio l’interazione tra due iniziative ideologicamente opposte è stata all’origine di un curioso “incidente diplomatico”. Protagonisti lo stesso ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge e il capogruppo milanese della Lega Nord Alessandro Morelli. Quest’ultimo cercava di avere un colloquio con il ministro proprio per presentare l’iniziativa leghista contro l’abrogazione del reato di clandestinità.

Secondo alcune ricostruzioni e la testimonianza dello stesso Morelli, però, il ministro gli avrebbe letteralmente voltato le spalle, rifiutando anche solo di stringergli la mano e rimanendo in silenzio mentre la scorta faceva garbatamente allontanare il capogruppo. Un attrito che ha fatto guadagnare alla Kyenge l’appellativo di “Cécile l’intoccabile”, apparso a caratteri cubitali sul giornale leghista “La Padania”. Qualche differenza non è forse considerata completamente una risorsa e una ricchezza.

22 maggio 2013

Giorgio Scapparone Suma

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