Tav e nomine Rai, opposizioni sul piede di guerra. Il governo tira dritto

Opposizioni sul piede di guerra su Tav e nomine Rai. Dal Pd arriva l’attacco sui due nomi indicati da Palazzo Chigi per i vertici di Rai che, dicono, non garantiscono l’autonomia del servizio pubblico. Gli esponenti democratici parlano di una occupazione selvaggia dell’istituzione di Viale Mazzini e lanciano il monito: “Siamo di fronte ad un attacco all’informazione senza precedenti e ad un disegno organico che mina profondamente la libertà di stampa”.

Da Forza Italia arriva l’invito a mantenere la prudenza: “Giudicheremo dai fatti senza pregiudizi, con l’unico obiettivo di salvaguardare la Rai, le sue professionalità e potenzialità. Sul banco di prova ora resta il servizio pubblico che dovrà dimostrare di essere impermeabile a questa deriva autoritaria e di essere autenticamente pluralista. Ma le polemiche arrivano anche dall’USIGRAI, il sindacato dei giornalisti RAI di pari passo con la Federazione della Stampa e l’Ordine dei Giornalisti, che accusano il governo di aver messo in atto la vecchia spartizione partitocratica.

E non c’è pace neanche sul fronte della Tav, nonostante le precisazioni di Palazzo Chigi. Le opposizioni parlano di uno spettacolo vergognoso e di un teatro dell’assurdo. Da Forza Italia arriva la richiesta per Salvini di non piegarsi al veto dei 5 Stelle. E dalle Opposizioni arriva il monito: “Il governo porti avanti il progetto dell’alta velocità Torino-Lione o farne le spese sarà ancora una  volta il popolo italiano”. Si, perchè il mancato rispetto della realizzazione dell’opera porterebbe all’Italia sanzioni pesantissime che potrebbero arrivare a due miliardi di euro, oltre al blocco di finanziamenti europei e a 4 mila posti di lavoro a rischio.

Tav si, Tav no. Il dilemma divide il governo del cambiamento. Salvini nella serata di ieri aveva espresso la ferma convinzione di voler portare a termine il progetto. Ma Di Miao resta scettico sul da farsi e preannuncia presto un confronto tra il Ministro Toninelli e il suo omologo a Lione per discutere sul da farsi.

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