Si direbbe che la diplomazia delle Olimpiadi abbia funzionato. Tra Corea del Nord e Corea del Sud tira un’aria nuova dopo i giochi invernali. E chissà che non siano stati proprio questi a disseminare serenità.

Kim-Jong-Un chiede ora di incontrare il Donald Trump. Il Presidente americano accetta e rilancia entro Maggio. La sede dei colloqui potrebbe essere la Corea del Sud che tanto si è prodigata per il superamento della crisi. Ma anche la Svizzera, nazione simbolo di neutralità e mediazione, a dirla tutta non sempre fortunate, come quella per la Siria.

La svolta arriva dopo 70 anni di inimicizia tra Washington e Pyongan e un pericoloso stallo sul nucleare. Ma a corredo ci sono stati anche pesanti insulti personali. A partire dal ‘rimbambito‘ dato da Kim a Trump che per tutta risposta lo ha appellato ‘rocket man’, uomo razzo.

Ciascuno di loro rivendicava un ‘bottone nucleare’ più grosso. Martedì la Corea ha aperto a franchi colloqui, e nell’attesa ha anche annunciato di sospendere i test nucleari e missilistici. C’è quanto basta per esaltare le diplomazie internazionali e i media. E già si parla di storica svolta.

Ma le sanzioni per ora restano in piedi. Guerra nucleare scongiurata, Trump ha fatto scattare sua guerra commerciale e mondiale, firmando i dazi su acciaio e alluminio. E così mette a segno l’annunciata svolta protezionistica che lascia fuori solo Messico, Canada e Australia. Fa, però, infuriare la Cina, l’UE e il Presidente della BCE, Mario Draghi, che tuona: “Le decisioni unilaterali sono pericolose. Se metti tariffe contro i tuoi alleati, allora ci si chiede chi siano i tuoi nemici!”.

Ma Trump tira dritto immaginando che Kim in tutta probabilità non sarà più un nemico, mentre Pechino e Bruxelles dovrebbero invece preoccuparsi.

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