L’ombra del terrorismo ancora una volta piomba su Londra. Stavolta, però, nel mirino di un individualista ispirato verosimilmente all’Isis, c’era proprio la Premier Theresa May. Un piano sventato pochi mesi fa, ma reso noto solo ieri, secondo quanto riferito dai media britannici, dal direttore dei servizi segreti Andrew Parker, che ha presentato al governo un rapporto sul terrorismo islamico.

L’attentatore pare avesse in mente di far esplodere un ordigno rudimentale di fronte alla residenza e sede del Primo Ministro del Regno Unito, per poi approfittare del caos che ne sarebbe seguito per cercare di accoltellare la Premier britannica. Nel suo rapporto Parker ha riferito al consiglio dei ministri di almeno nove progetti di attacchi terroristici significativi scongiurati dai servizi di sicurezza e polizia britannica. Il quotidiano inglese Times ha definito la minaccia affrontata in questi mesi «senza precedenti».

Addirittura, sempre secondo i media, due persone sarebbero già sulla lista degli incriminati per il caso del presunto attentato pianificato contro la Premier inglese. Uno dei due sarebbe stato arrestato una settimana fa, perchè trovato in possesso di materiali solitamente impiegati per la fabbricazione di ordigni. Nonostante la seria minaccia di morte contro Theresa May, le preoccupazioni della Premier in questi giorni si concentrano tutte sulla Brexit.

Mentre lotta contro il tempo sperando di riuscire a tornare a Bruxelles già nella giornata oggi o di domani, la May sa perfettamente che l’avversario più ostico è proprio nel suo paese, e il mancato accordo con il presidente della commissione Junker, non è che la punta dell’iceberg di enormi problemi che ormai sono anche di politica interna e che rischiano di esplodere da un momento all’altro.

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