Il Regno Unito è pronto a scegliere il suo destino. Fra una settimana le urne decreteranno il verdetto finale, a seconda delle preferenze e delle decisioni del popolo britannico. Unione Europea si o Unione Europea no? Restare ancorati a mamma Ue o proclamarsi da essa indipendente? In gioco, c’è il futuro dell’isola, ma anche quello dell’intera Eurozona. Se fino a qualche tempo fa, in terra britannica gli euroscettici erano in netta minoranza e non parevano destare alcuna preoccupazione, adesso la situazione potrebbe essersi ribaltata. I sostenitori del si aumentano ora dopo ora e l’incertezza regna sovrana indiscussa. Nel caso in cui i favorevoli trionfassero, la Gran Bretagna non uscirebbe nell’immediato dall’Unione Europea. Stando a quanto riportato dagli esperti nazionali, ci vorrebbero circa due anni di lavoro ininterrotto per trovare un accordo sulle migliori condizioni di uscita e sulle modalità di risoluzione dei trattati in atto. Con quali conseguenze? Con quanti vantaggi? Pochissimi per l’Eurozona, chiaramente. Parziali, però, anche per il Regno Unito, per questa ragione, ancora diviso sul da farsi.

Ostenta (falsa) sicurezza sulla questione il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. D’altronde, è inevitabile, vista la sua posizione. È vero, come lui sostiene già da tempo: l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non porterebbe automaticamente alla fine di quest’ultima. Insomma, nessun rischio di sopravvivenza, nessun pericolo di vita. É innegabile, però, che la separazione forzata da uno Stato membro, dal peso specifico così spiccato, minerebbe di molto la credibilità dell’unione. È l’appello conclusivo dello stesso Juncker a farlo comprendere: “Abbiamo affrontato molte crisi, non ne abbiamo bisogno di un’altra; il rischio è che si possa aprire un periodo di incertezza generale nell’Ue e nel mondo”. D’altra parte, ci aveva già pensato l’ultimo bollettino della Banca Centrale Europea a sottolineare l’emergenza legata all’eventuale Brexit: “La crescita inglese (dell’1,6% nel 2016 e dell’1,7% nel 2017 e nel 2018) è potenzialmente limitata dall’incertezza circa il referendum. I rischi al ribasso sono ancora connessi all’andamento dell’economia mondiale, all’imminente referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea e ad altri rischi geopolitici”. 

L’Ue barcolla, ma non molla; la Brexit è un pericolo concreto. Chissà che, però, essa non possa aiutare “i potenti del sistema” a riconoscere e rendersi conto dei madornali errori commessi fino a questo momento.

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