L’Eurozona barcolla, ma non molla. Almeno per il momento. Messa in ginocchio dall’emergenza migranti e preoccupata dalla possibilità di una Brexit -la Gran Bretagna deciderà a fine giugno il proprio destino- l’Unione Europea cerca di mantenersi in piedi, tenendo quantomeno sotto controllo la situazione relativa alla Grecia. Un crollo anche su quel versante potrebbe seriamente innescare conseguenze ad ora inimmaginabili. La vicenda, però, resta molto complessa, per svariate ragioni. La riunione straordinaria, fissata per questi giorni, si è conclusa con una fumata grigia. Tutto rinviato al 24 maggio, data limite oltre la quale non ci potrà più essere spazio per nessun ulteriore aiuto o collaborazione. La Grecia è ancora indietro -e questo è evidente a chiunque- tanto rispetto alle richieste dei partner quanto rispetto a ciò che si potesse prevedere all’inizio della fase di emergenza. Cestinare tutto, però, non sarebbe corretto. Qualche passo in avanti c’è stato, in particolar modo nell’ultimo periodo: con l’approvazione della riforma delle pensioni e con l’avvio di un nuovo giro di tagli e di tasse, Atene ha parzialmente riacquistato fiducia presso i partner europei. Ridurre il debito non è possibile, riscadenziarlo e ristrutturarlo invece pare molto più plausibile. Il tutto a patto che vengano pienamente rispettate le misure previste dall’ultimo Memorandum.

Atene dovrà agire entro il 24 maggio, se vorrà ottenere ulteriore sostegno dall’Eurogruppo. Il nuovo piano di austerità da 3,6 miliardi di euro, varato dal Governo Tsipras e passato, seppur con molta fatica, anche in Parlamento (maggioranza di appena due seggi), ha tranquillizzato Bruxelles, ma non è stato sufficiente a far sbloccare la seconda tranche di aiuti, mirante a consentire alla Grecia di risanare il debito con la Banca Centrale Europea. All’appello mancano ancora infatti diverse misure considerate necessarie e determinanti. Manca in primis quel particolare “pacchetto di contingenza” da 3 miliardi di euro richiesto dal Fondo Monetario Internazionale, consistente in tagli e tasse pronti a scattare automaticamente in caso di mancato rispetto del Memorandum. Un pacchetto che l’Eurogruppo ha modificato in meccanismo (senza alcuna misura dettagliata) per venire incontro alle difficoltà elleniche. Mancano provvedimenti su crediti deteriorati e mancano quelli relativi alle privatizzazioni. Diverse belle gatte da pelare, con non tantissimo tempo a disposizione.

Il dialogo, però, ha quantomeno avuto inizio. Soddisfatto il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, secondo il quale si è trattato di “un incontro fruttuoso, con alcuni passi in avanti importanti”. Da una parte l’impegno della Grecia, dall’altra l’elasticità dell’Unione Europea. Da una parte il debito da risanare, dall’altra la possibilità di farlo “sequenziando”, allungandone i tempi e ottimizzandone la gestione. Venirsi incontro per non finire nel baratro, adeguarsi l’uno all’altro per evitare una preoccupante situazione di stallo. Occorre fare, senza perdersi in chiacchiere. Per il bene di tutti e per la sopravvivenza di entrambe le parti in causa. 

 

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