europa

Il giorno dopo l’annuncio della Germania di ripristinare il controllo alle frontiere riparte il traffico ferroviario con l’Austria. Lo ha annunciato un portavoce di Deutsche Bahn, chiedendo l’anonimato e precisando che il servizio è ripreso alle 7 locali. Tuttavia, la linea tra Salisburgo e Monaco di Baviera rimane chiusa tra la città austriaca e la città tedesca di Freilassing perché c’è ancora gente sui binari in alcuni tratti. I treni sono stati sospesi per circa 12 ore dopo la decisione di Berlino di ripristinare provvisoriamente i controlli alle frontiere domenica sera per arginare e controllare il flusso di profughi provenienti principalmente dalla Siria attraverso l’Austria.

Intanto oggi a Bruxelles è prevista la riunione dei ministri degli Interni dell’Ue per approvare le nuove proposte della Commissione europea sull’immigrazione che prevedono, tra l’altro, l’abolizione delle quote obbligatorie per i Paesi. La Comunità è quindi chiamata ad una delle sue sfide più difficili. Una Comunità che in questi ultimi mesi si è dimostrata tutt’altro che unita. D’altronde anche il presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker, davanti al Parlamento europeo la settimana scorsa a Strasburgo ha denunciato il fatto che “Non c’è abbastanza Europa in questa Unione e non c’è abbastanza Unione in questa Europa”. Parole durissime indirizzate agli uomini ed alle Istituzioni comunitarie: al Parlamento europeo, ma soprattutto ai governi che si muovono autonomamente e senza concertazione, con poco senso dell’Unione e scarsissimi riferimenti ai valori costitutivi dell’Europa e alla sua tradizione di solidarietà e accoglienza.

Ma quello di accogliere i migranti non è solo un dovere morale e giuridico. Se ne è accorta, tardivamente ma economicamente ancora in tempo, la cancelliera tedesca. L’Europa, secondo gli studi degli ultimi anni, ha necessariamente bisogno di forza lavoro esterna a causa dell’invecchiamento della popolazione e quindi della mancanza di riciclo generazionale. Per questo motivo, come per altri motivi più politici e simbolici, Angela Merkel ha aperto le porte ai profughi siriani come ha fatto per i turchi già più di dieci anni fa. E non è irrilevante il fatto che i lavoratori stranieri producano, in Italia, l’8,8% percento del Pil nazionale. Le trasformazioni e le crisi geopolitiche di questi ultimi anni stanno indiscutibilmente trasformando la faccia e le economie dei paesi comunitari, come fu per Stati Uniti e Sud America più di cento anni fa. Ma è altrettanto indiscutibile il fatto che un flusso migratorio incontrollato e senza una precisa allocazione porterebbe a squilibri poi difficilmente recuperabili. C’è una verità innegabile: i migranti, regole o non regole, proveranno sempre ad entrare nel Vecchio Continente. Per questo i governanti dell’Unione Europea dovrebbero realmente rivedere le loro politiche diffidenti o addirittura oltranziste e lavorare in maniera organica per attuare una politica di controllo, disciplina e inclusione dei migranti. Altrimenti il rischio comune è quello di uno stallo demografico, economico e politico in una Europa che in questa particolare fase storica non può permetterselo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here