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Esiste una corrente della storiografia che tratta alcuni dei principali fenomeni politici del ‘900 (e non solo) alla stregua di religioni secolari, per la loro pretesa di generare una nuova umanità, attraverso una politica volta a mutare non solo le condizioni di vita, ma le coscienze degli individui, facendo ricorso a un apparato di simboli, riti e culti capaci di riprodurre fascinazioni, misticismi e fanatismi tipici del fenomeno religioso, letto in chiave storica. Come spiega Emilio Gentile in un testo importante come “Le Religioni della Politica”, il comunismo fu la religione politica rispetto alla quale più unanimemente e più precocemente la Chiesa Cattolica si volse in uno scontro aperto, diretto e vicendevole. Il viaggio di Papa Francesco a Cuba va pertanto letto prioritariamente sotto questo aspetto.

La foto della statua di Cristo che campeggia al cospetto della gigantografia del Che a Plaza de la Revolucion ha fatto il giro del mondo perché il suo carattere storico è immediatamente comprensibile. Papa Francesco, somma autorità della Chiesa Cattolica, ha parlato in un luogo sacro di una religione millenarista, internazionalista e (quel che oggi più conta) morta, le cui effigi restano a memoria di una grandezza secolare non sopravvissuta al ‘900.

Coloro che, da non credenti, dipingono Bergoglio come un “Papa comunista”, sono vittime di una lettura antistorica, così come coloro che, da credenti o anche da esponenti della Curia, specie negli Stati Uniti d’America, altra tappa del viaggio del Santo Padre, lamentano che il Papa riserva epiteti meno gravi al comunismo rispetto a quelli pronunciati contro il capitalismo. La critica al capitalismo, contrapposto all’umanesimo di matrice cattolica, è infatti un tratto costante della dottrina sociale della Chiesa almeno dall’Enciclica “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII, del 1891. Il capitalismo, passato attraverso crisi e mutazioni, è tuttora un fenomeno presente e potente nella storia dell’umanità. Scagliarsi violentemente contro il comunismo, nel 2015, per il Papa avrebbe lo stesso senso di un attacco frontale al giacobinismo!

L’insieme di queste considerazioni non deve far perdere di vista le implicazioni più contingenti e non per questo di secondaria importanza che il viaggio del Papa, l’incontro con l’anziano Leader Maximo, i colloqui col fratello Raul, portano alla luce in questo straordinario frangente della storia, al di là del capitolo più noto della normalizzazione delle relazioni USA-Cuba. Parlo di implicazioni che riguardano sia il regime cubano, sia la Chiesa Cattolica.

Il primo ha dato mostra di voler puntare sugli elementi nazionalistici della sua esperienza storica e politica per tentare di sopravvivere a una fine che molti considerano procrastinabile, ma non evitabile. D’altronde l’elemento nazionalistico, inteso non già come espressione della “piccola patria” cubana, ma della “grande patria” Latino Americana, è stato fin dall’inizio presente e in origine persino preponderante nell’avventura politica dei Barbudos! Non è affatto casuale che dossier quali la grave crisi politica del Venezuela e il processo di pacificazione tra governo colombiano e FARC abbiano avuto un posto rilevante nelle conversazioni diplomatiche tra Cuba e la Santa Sede e facciano registrare un ostentato protagonismo di Raul Castro. D’altro canto il regime cubano fornisce, attraverso la propaganda di Stato, un’interpretazione del viaggio del Papa volta alla sua stessa legittimazione, o addirittura glorificazione, mentre reprime senza indugio la dissidenza interna.

La Chiesa Cattolica, per suo conto, fronteggia contraddizioni rilevanti rispetto alla sua presenza e influenza in America Latina: il Continente resta un’arteria pulsante del cattolicesimo mondiale, come sta a dimostrare anche l’afflusso di cittadini di tutti gli Stati del Sud e Centro America accorsi a Cuba per pregare con Francesco. Ciò nonostante anche lì si registra la crisi delle vocazioni, i processi di secolarizzazione fanno presa tra i più giovani, mentre avanzano movimenti protestanti: solo per citare alcuni dati, una ricerca del Pew Research Center ha registrato un calo, dal 93% al 69%, tra il 1970 e il 2014, dei cattolici nella popolazione latino americana, mentre i pentecostali sono cresciuti dal 4% al 19%.

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