Le cosiddette ‘quote latte’, le quote di produzione che erano state assegnate agli allevatori dei diversi paesi europei sono state abolite nel 2015. Ma gli strascichi di questa vicenda, dopo più di ventanni di multe e proteste, di blocchi del traffico con colonne di trattori sulle strade, mucche e spargi letame portati fin sotto le finestre delle sedi istituzionali non sono ancora finiti.

A riaccendere la miccia questa volta è la Corte di Giustizia Europea con la condanna all’Italia per non aver recuperato 1,3mld di euro dei cosiddetti irriducibili, ovvero dai produttori che, avendo sforato sistematicamente le quote assegnate tra il 1995 e il 2009, avevano accumulato e mai pagato multe a cui lo stato ha poi dovuto far fronte con il bilancio pubblico.

Stante la sentenza, questi soldi dovranno essere restituiti dagli allevatori inadempienti. L’Italia era stata, infatti, autorizzata a pagare le quote in debito ma con l’impegno a riscuotere il dovuto da ogni singolo allevatore in 14 rate annuali senza interessi. Il pagamento statale, in quanto aiuto si stato, non era ammesso.

Gran parte degli allevatori grazie a queste facilitazioni si sono messi in regola. Nel Friuli Venezia Giulia ad esempio si è riscossa ogni singola quota, ma in molti non lo hanno fatto. A complicare il tutto anche la proroga del versamento di una delle rate decisa dall’Italia nel 2011, la reazione di Bruxelles ed ancora i ricorsi al Tribunale e alla Corte di Giustizia Europea, fino alla sentenza che ora impone il recupero delle sanzioni dai diretti responsabili.

 

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