merkel

Anschluss. Annessione. E’ il titolo di una pubblicazione dell’economista Vladimiro Giacché che racconta l’unificazione della Germania e che dovrebbe essere nella dotazione dei nostri rappresentanti politici nel parlamento europeo. Testo che diventa di pregnante attualità per leggere il futuro della Grecia ed il futuro dell’Europa.
Nella riproduzione degli eventi che portarono a quella che ci è stata raccontata come l’unificazione della Germania e che Giacché ridefinisce “annessione”, possiamo guardare agli ultimi eventi con maggiore consapevolezza e preoccupazione.

Cominciamo ripercorrendo il racconto che vede i cittadini della Germania dell’Est allo stremo della sopravvivenza e una situazione fallimentare dell’attività industriale. La serie di analogie è preoccupante. Ma i nostri politici non sono preoccupati.
Gli effetti politici della triade dovrebbero preoccupare tutti, anche la Merkel che rischia di avere come controparte personaggi tipo Salvini, Lepen, Santanchè, Alba Dorata e tutta quella parte populista che si esalta nella estremizzazione delle contrapposizioni.

Ma torniamo al nostro racconto emblematico. La Germania fece adottare il Marco tedesco ai tedeschi dell’Est. Con un rapporto idilliaco di 1 a 1 con il marco che all’epoca era al massimo della valutazione internazionale. In cambio di questo omaggio grazioso chiese ed ottenne che si rinunciasse al sistema socialista. Come venivano regolati i rapporti valutari prima dell’unificazione del 1 Luglio 1990? Innanzitutto diciamo che esistevano rapporti di scambi commerciali tra le due Germanie. Il 30% delle esportazioni della Germania dell’Est era diretto alla Germania occidentale. Quindi l’entità dei rapporti commerciali era notevole e dobbiamo pensare per prodotti di qualità che venivano venduti nella Germania di Kohl.
La teorica non convertibilità della moneta dell’Est era ovviamente superata dal cambio effettivo di 1 a 4,4. Quindi le aziende della Germania dell’Est si videro i propri prodotti rivalutati del 350%. Bell’affare. Di conseguenza: fine delle esportazioni in Germania Occidentale e fine del mercato interno in quanto invaso dai prodotti della Germania Occidentale.

Stupendo esempio di come spegnere in un solo giorno l’attività produttiva di una nazione.
Tutto questo era propedeutico alla fase successiva. Quella che viene definita della privatizzazione o della liberalizzazione. Fase che mi fa pensare al fondo di garanzia nel quale la Grecia dovrebbe far confluire i propri asset produttivi. Le aziende in difficoltà in quanto strangolate dal rapporto di cambio imposto (stiamo parlando del 90% della struttura produttiva del paesi) falliscono e “scelgono” di privatizzarsi a prezzi di saldo e con modalità sospette. Inutile dire chi comprerà a saldo le fabbriche. Di fatto Il paese che aveva tanta voglia di liberalizzazione perde il 44% del PIL e il 45% della produzione industriale.

Quelle stesse imprese “liberalizzate” passano da 4 milioni di lavoratori a 124 mila.
La narrazione che ci è stata data descrive una situazione già in crisi ma questa versione è smentita da una serie di rilevatori economici. Per tutti riporto la vicenda di un fabbrica di frigoriferi che produceva frigoriferi che non avevano bisogno del liquido inquinante dei frigoriferi classici. La fabbrica venne privatizzata e poi fatta fallire perché i frigoriferi erano concorrenziali a quelli tradizionali inquinanti della Germania Occidentale.

Concludendo. Le pratiche finanziarie, i prestiti, gli aiuti del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale rappresentano la nuova arma di conquista e di condizionamento politico.
Dietro il prestito si nasconde l’annessione in nome del liberalismo e nella austerity imposta, la desertificazione del tessuto industriale che viene privatizzato a prezzi di saldo. Questa politica è suicida, lo è stata storicamente. Abbiamo avuto due guerre mondiali per eccesso di
debito imposto alla Germania. Abbiamo il parere dei più importanti economisti sugli effetti letali di questa politica. Abbiamo anche riferimenti non sospetti da interessi politici come Solone che decise di alleggerire l’ indebitamento dei contadini greci come politica di risanamento e sviluppo.

Io mi permetto di non fare riferimento agli economisti premi nobel o a politiche keynesiane.
Più modestamente faccio riferimento ad un personaggio dello spettacolo del quale curavo gli interessi dopo un fallimento causato da iniziative imprenditoriali disastrose e da un eccesso di indebitamento con una banca. In un colloquio con il direttore di un istituto bancario il personaggio in questione disse: “se mi date tempo e mi riducete il debito può darsi che vi restituisco una parte del debito, se mi dite di no, io esco dalla banca e mi butto sotto un autobus e voi non prenderete più una lira”.

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